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Rischi legati alle immersioni, la metà dei tuffi non autorizzata

Sub

Dal Banco di Santa Croce a Vico Equense alle grotte di Capri, dallo Scoglio della Nave di Ischia alle grotte di Palinuro. I cinquecento chilometri della costa campana sono ritenuti un vero e proprio paradiso dai subacquei, un paradiso da guardare, fotografare, scoprire. Lo sono da sempre, ma negli ultimi anni, grazie all’istituzione delle aree marine protette, ampi tratti di costa sono stati sottratti alla devastazione delle ancore e delle reti a strascico. I fondali sono così rifioriti, e oggi offrono spettacoli unici tanto che la domanda di immersioni è cresciuta in maniera esponenziale. E se c’è domanda, evidentemente, arriva l’offerta.

I diving sono aumentati in proporzione impressionante e ogni anno il numero dei tuffi (unità di misura delle immersioni: un tuffo, una immersione) è cresciuto tanto da far calcolare che solo a Ischia, tra quelle autorizzate e no, si svolgono circa cinquemila immersioni all’anno. Stessi numeri più o meno in penisola sorrentina e cifre di poco inferiori riguardano la costa cilentana.

Le statistiche sono state elaborate dalle Aree marine protette “Regno di Nettuno” e “Punta Campanella”. Si parla di circa 2.500 immersioni all’anno autorizzate che arrivano a 5.000 con un rapido calcolo, in quanto una su due si ipotizza non autorizzata. Diciamo anche che la zona dove c’è il record assoluto di tuffi è la secca del Banco di Santa Croce a Vico Equense. Uno specchio d’acqua superprotetto dove si è sviluppato un ecosistema assolutamente unico per colori e biodiversità.

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Un business enorme, dunque, in un settore poco regolamentato dove il legislatore italiano ha preferito fino ad oggi non addentrarsi più di tanto. Di fatto non esiste una legge precisa di riferimento delle attività subacquee. Le norme riguardano solo chi svolge l’attività professionale di sub, i lavoratori subacquei, quelli che si immergono per riparare imbarcazioni, condotte sottomarine, cavi e così via.

Per quanto riguarda l’attività turistica e sportiva bisogna fare riferimento alle direttive Iso che dettano standard sul rilascio dei brevetti e sulle varie classificazioni dei brevetti stessi. Naturalmente l’osservanza di queste direttive deve andare di pari passo con il rilascio delle licenze commerciali della Regione e dello Stato in cui si opera. In Italia esistono due Federazioni molto attive, la Fisas e la Fipsas, a cui fanno riferimento molti diving.

Ma non basta. Ci sono una serie di organizzazioni con affiliati in varie regioni italiane che, rispettando sempre le direttive Iso, operano nel settore e rilasciano brevetti. In linea di massima la formazione è simile nei vari diving. Non è simile, invece, la modalità di svolgimento dell’attività. C’è chi inizia in piscina, e chi subito in mare; c’è chi utilizza di più la modalità dell’immersione singola con istruttore e chi, invece, preferisce andare in gruppo.

Anche per quanto riguarda i corsi bisogna fare riferimento alle classificazioni utilizzate dalle varie organizzazioni. Tra quelle che vanno per la maggiore c’e la Discover Scuba Diver (si parte dagli 8 anni d’età); il livello successivo è lo Scuba Diver; poi c’è l’Open water diver, l’advanced Open water diver; l’Emergency first responce. E ancora il Rescue diver e il Dive Master. La durata dei corsi varia a seconda se la lezione è singola o di gruppo. In pratica l’istruttore, come avviene sui campi da sci, valuta il tempo dedicato alla singola persona prima di rilasciare il brevetto. Naturalmente i vari livelli indicano anche le profondità che si possono raggiungere e le attrezzature necessarie per i vari livelli di profondità.

E i costi? Variano anche questi in maniera netta. I prezzi più abbordabili si trovano spesso nei villaggi turistici dove la pratica delle immersioni fa parte dei pacchetti che vengono venduti in aggiunta alla vacanza. Mediamente, comunque, nel golfo di Napoli si parte da 70/90 euro per il primo livello fino ai 400/700 euro per il livello più alto. Bisogna anche dire che spesso il prezzo comprende anche l’uso delle attrezzature di proprietà del diving e l’imbarcazione per il trasferimento nella zona prescelta per l’immersione.

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Esami? Quiz? È l’istruttore che valuta la preparazione raggiunta e decide circa il rilascio del brevetto. Ma cosa comprende l’attrezzatura? Anche questa varia a seconda dei livelli. Se si effettuano immersioni in grotta, ad esempio, è essenziale quello che i sub chiamano il filo di Arianna, una sorta di cavo che aiuta a ritrovare l’uscita in caso di fondi limosi, particolarmente pericolosi. Il pinneggiare, infatti, smuove il limo e in pochi secondi azzera del tutto la visibilità.

Ma perché c’e la corsa ai brevetti? Perché senza brevetto i diving regolari non ti fanno immergere. E il vero business è nelle immersioni turistiche, quelle che scelgono coloro che in vacanza vogliono guardare i fondali da vicino. Insomma il circuito si chiude perché senza brevetto non ti immergi e lo stesso diving nella stragrande maggioranza dei casi rilascia anche i brevetti.

Ricco anche il mercato delle immersioni tra i possessori di brevetti. Le offerte sono varie e i costi dipendono dl fatto che ci si voglia immergere in un’area marina protetta oppure in un punto preciso della costa. Diciamo che l’immersione singola costa dai 30 ai 50 euro con attrezzatura propria. Se il diving, invece, fornisce anche l’attrezzatura il costo lievita fino a 80/90 euro. Ci sono poi offerte con pacchetti di sei/dieci immersioni e si arriva fino ai 350/400 euro. Il pacchetto comprende guida, imbarcazione e completa fornitura dell’equipaggiamento.

La mancanza di una normativa specifica crea confusione anche nella certificazione medica richiesta e/o presentata. Si va dal certificato di sana e robusta costituzione a quello più specifico che indica la specificità dell’abilitazione che, comunque, dura solamente sei mesi.

In tutta questa attività, come abbiamo visto, manca uno specifico controllo dell’Autorità marittima. Che interviene con ordinanze locali solo per disciplinare la sicurezza in mare: un istruttore ogni cinque escursionisti; le bombole di rispetto in barca; la segnalazione obbligatoria della zona che si intende raggiungere; le dotazioni di sicurezza della barca utilizzata e così via.

di Antonino Pane da Il Mattino