Rete da pesca killer a Puolo, denuncia del biologo Gargiulo

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MASSA LUBRENSE. Non solo i datterai a distruggere e depredare i fondali della penisola sorrentina. Ora ci si mettono anche i “pescatori della domenica”. Il biologo marino e campione italiano di safari fotosub, Marco Gargiulo, nel corso di un’immersione notturna compiuta lo scorso 27 giugno – ma la scoperta era già stata fatta durante una precedente escursione subacquea nella zona – ha scattato una serie di foto ai pesci intrappolati in una rete posta a soli 4 metri di profondità nella baia di Puolo, in zona C del Parco marino di punta della Campanella. Si tratta di un’area a riserva parziale dove è consentita la pesca sportiva e quella professionale, ma solo su autorizzazione dell’ente gestore, oltre che per i pescatori, le imprese e le cooperative con sede legale nei Comuni compresi nell’Area marina protetta e in quello di Meta.

Marco Gargiulo, però, ritiene che la rete fotografata a Puolo non può essere stata posizionata da pescatori autorizzati, in quanto non segnalata e bucata in più punti. Inoltre risulta che viene calata di sera, a una bassissima profondità ed all’interno delle boe che delimitano lo spazio per i bagnanti. La rete servirebbe soprattutto per catturare cefali, cernie, saraghi e salpe di piccole dimensioni. “Tutto lascia intendere che si tratti di una rete non professionale ma abusiva – sottolinea Marco Gargiulo -. Solitamente viene calata non appena la spiaggia si svuota. Oltre a provocare danni all’ecosistema marino, questa tecnica di pesca rappresenta un pericolo anche per i bagnanti che rischiano di restare impigliati”.

Una vicenda in merito alla quale si registra anche la dura presa di posizione degli ambientalisti, da sempre schierati contro la pesca abusiva di novellame. Il presidente del Wwf penisola sorrentina, Claudio d’Esposito, sostiene che il numero di pescatori abusivi attivi tra Piano di Sorrento, Marina della Lobra e Puolo è in costante crescita: “È una vera e propria flotta di predoni del mare – spiega – che saccheggiano le nostre coste e rivendono il pescato in nero e a bassissimo costo: così si danneggia non solo l’ecosistema marino, ma anche i pescatori professionisti e i consumatori”.

I responsabili dell’Area marina di Punta campanella fanno il possibile per arginare il fenomeno, ma i pochi mezzi a disposizione ed i limiti normativi non consentono interventi repressivi drastici. “Sono anni che combattiamo i pescatori di frodo insieme alle forze dell’ordine – spiega il direttore del Parco, Antonino Miccio -. Ma, non avendo poteri di intervento diretto, possiamo solo monitorare le acque e segnalare eventuali illeciti alla Capitaneria. Anche per questo è importante che i cittadini comunichino alle autorità qualsiasi tipo di violazione”. Da due anni, inoltre, si attende l’attivazione di un sistema di videosorveglianza che dovrebbe consentire il controllo dell’Area marina protetta attraverso una serie di telecamere collegate a una sala operativa nazionale. Ma il progetto non decolla a causa della scarsità dei fondi e delle lungaggini burocratiche.