Piano di zona, il comune rivendica la gestione dei servizi sociali

VICO EQUENSE. L’amministrazione comunale di Vico Equense impugna la delibera del dicembre scorso della Giunta regionale della Campania che ha disposto il commissariamento dell’ambito peninsulare N33, per la mancata adozione della forma associata del piano sociale di zona.

 

Il provvedimento è stato preso perché, per l’esecutivo vicano, il commissariamento disposto dalla Regione rappresenta “un esproprio di funzioni che penalizza il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza degli enti locali”.

Infatti, dal mese di gennaio 2011, i Comuni di Vico Equense e Meta hanno provveduto a gestire i servizi sociali in forma autonoma, uscendo dalla gestione associata e non potendo beneficiare, di conseguenza, dell’erogazione dei fondi regionali previsti per i servizi sociali. Una circostanza che ha suscitato, nel tempo, perplessità sia in ambito sindacale che politico. La mancata adesione al piano sociale di zona è stata sempre criticata dall’opposizione vicana che più volte ha cercato di far fare dietrofront all’amministrazione di Gennaro Cinque. 
L’ultimo tentativo la lista civica di minoranza, “In movimento per Vico”, l’ha fatto lo scorso novembre. Dopo il commissariamento disposto dalla Regione il 31 ottobre scorso, il Comune aveva ancora qualche giorno di tempo a disposizione per rientrare in extremis nel piano. La minoranza ricordò che la mancata adesione al piano sociale di zona, ritenuta obbligatoria, comportava la perdita della quota parte del fondo regionale per la gestione dei servizi sociali, dei fondi di azione e coesione e dei fondi per la non autosufficienza. Senza contare le volte, sottolineava ancora l’opposizione, che il Tar ha condannato il Comune vicano per illegittima restrizione della concorrenza tra gli enti erogatori di servizi sociali con relativa condanna al pagamento delle spese legali.

RIPRODUZIONE RISERVATA