Pasquale Panella pubblica un poema sulle piazze

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Pasquale Panella, uno dei più apprezzati poeti contemporanei, autore dei testi degli ultimi cinque album di Lucio Battisti e degli spettacoli “Notre Dame de Paris” e “Giulietta e Romeo” di Riccardo Cocciante, torna in libreria con un poemetto sulle piazze a corredo del volume “Piazze in piazza” del giornalista Giampiero Castellotti, con prefazione del sociologo Giuseppe De Rita.

Panella, di cui sono apprezzate anche le collaborazioni come paroliere di Mina, Zucchero, Amedeo Minghi, Anna Oxa, ecc., ha origini campane: il padre era di Sant’Angelo a Cupolo, in provincia di Benevento, mentre la famiglia materna è di Sorrento. E’ legatissimo alla Campania, dove trova l’ambiente ideale alternativo alla frenesia della vita metropolitana.

In questa ultima fatica accompagna con versi liberi i trenta capitoli del libro di Castellotti, incentrato sulla storia sociale delle piazze italiane, da quelle dell’antica Roma, passando per quelle medievali, rinascimentali e barocche per giungere fino a quelle contemporanee. Tanto il giornalista autore del libro quanto il sociologo presidente del Censis e il poeta d’origine sannita s’interrogano sull’attualità e sulla centralità della piazza, luogo che nelle relazioni accompagna il cammino della civiltà umana, ma anche spazio sempre più scalzato dall’arredo urbano contemporaneo (piazze monumentali trasformate in rotatorie o in megaparcheggi) e dalle piazze virtuali sul web, i nuovi privilegiati luoghi di incontri soprattutto tra i giovani.

“Prendi niente, fai un cerchio ovunque in mezzo al niente, chiamalo *piazza* – esordisce Panella nel suo poemetto -. È quello il centro. Anche del problema ossia del grande anello tutt’intorno. Che adesso va riempito. Con che? Capisci che non puoi evitarlo, devi farlo. Hai voluto fare un cerchio nel nulla, adesso non puoi accontentarti che di tutto”.

“Piazze in piazza”, edito dalla casa editrice SPedizioni di Roma, ha il merito di riproporre, dopo un’approfondita analisi storica, “contenuti alti” per un dibattito sul futuro di questi spazi delle nostre città e dei nostri paesi, recuperando proprio la funzione pubblica dei luoghi quali perni di socialità e di contenuti collettivi.