Operazione antibracconaggio di Wwf e Forestale sui Lattari

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Sono recenti gli avvenimenti dell’isola di Palmarola dove i volontari del Cabs (associazione europea con sede a Bonn), nonostante le minacce del sindaco locale, sono sbarcati sull’isolotto segnalando la presenza di un’intensa attività di bracconaggio che ha portato, grazie ad un magistrale intervento dell’elicottero del Nucleo investigativo della Forestale e dei carabinieri di Ponza, al sequestro di 3 fucili, di cui due di provenienza furtiva e uno con matricola abrasa, 111 trappole, 71 cartucce, all’arresto di un cacciatore del posto, alla denuncia a piede libero di un altro e all’apertura di indagini per individuare i bracconieri ancora rimasti nascosti negli anfratti o fuggiti dall’isolotto.

Altro che bracconaggio ormai diventato inesistente, come dichiarò nei giorni scorsi il sindaco di Ponza, Piero Vigorelli, dopo lo sbarco ritenuto “clandestino” dei volontari del Cabs: a Palmarola i cacciatori c’erano eccome, ed erano armati di trappole e fucili illegali.

Sui Monti Lattari e in penisola sorrentina la situazione è analoga e le abitudini a “bracconare” sebbene in declino, sono ben lontane dall’estinguersi. Tra queste, in primis, l’uso per la caccia dei richiami acustici, vietati dalla legge, ma non per taluni cacciatori che ritengono di poter impunemente infrangere la legge e depredare a proprio piacimento l’avifauna migratoria, cospargendo le montagne, con pazienza certosina e tenacia maniacale, di centinaia di metri di fili elettrici interrati e nascondendo le casseforti bunker.

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Numerose le segnalazioni e le proteste giunte ai volontari del Wwf Terre del Tirreno e alla centralina del Corpo Forestale dello Stato, da ignari cittadini che la notte non riescono a chiudere occhio disturbati dai richiami a tutto volume che echeggiano dalle montagne. Cattive abitudini, oltre che illegali, dure a morire.

E’ appena iniziato il “rastrellamento” antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia agli ordini del Comandante Raffaele Starace, con l’appoggio sul campo dei volontari del Wwf, che ha già portato all’individuazione e allo smantellamento di diverse postazioni per il richiamo delle quaglie e al sequestro degli impianti elettronici (altoparlanti, batterie, cavi elettrici e quant’altro) allestiti nel cuore del Parco Regionale dei Monti Lattari sul Monte Faito ed Arola nel Comune di Vico Equense.

I riproduttori elettronici di versi di uccelli, piazzati nelle ore notturne, hanno il compito di attirare la fauna selvatica (in questo periodo la quaglia) che il cacciatore di frodo andrà a prelevare all’alba. Un inganno, tra i tanti, alla fauna selvatica che, ancora un volta, ci rimette penne e peli. “Le postazioni dei bracconieri che oggi individuiamo – spiega Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno – sono al passo con i tempi: rigorosamente blindate in casseforti, apparentemente inespugnabili, chiuse da catene e catenacci, e con sofisticati impianti azionati da timer. Le robuste casseforti, nascoste nel sottosuolo della montagna, saldate ad arte e cementate nella roccia, sono allestite per evitare che il prezioso contenuto venga sottratto anche dagli stessi cacciatori rivali. Spesso, per poter sparare a caccia chiusa, i fucili vengono nascosti nella montagna dopo averne abraso la matricola, assieme alle munizioni, costituendo un ulteriore grave pericolo non solo per la fauna, ma anche per la sicurezza dei cittadini e dei turisti”.

“La maggior parte di tali richiami – conclude d’Esposito – viene rinvenuta spesso su soprassuoli di recente percorsi dalle fiamme. Tale circostanza, che non può apparire solo una semplice coincidenza, ci deve far riflettere sulla gravità di tali pratiche tanto anacronistiche quanto dannose, ma che purtroppo sono ancora tristemente tollerate nella mentalità di tanti compresi quelli che, ed è il recente caso del primo cittadino di Ponza, avrebbero il compito di far rispettare la legalità”.