Omicidio Amuro, dieci chili di soda per far sparire il corpo

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PIANO DI SORRENTO. In vico La Piana, nella zona dei Colli di San Pietro, sorge un antico casale ben restaurato dove abita la famiglia Amuro: i genitori novantenni, e tre dei loro quattro figli. Tutti insieme, ma in un clima pesante, fatto di continui litigi tra i due fratelli, Franco e Salvatore, di 52 e 54 anni, che si scambiano accuse e parolacce reciproche. L’ultimo litigio su chi dovrebbe occuparsi della campagna, su chi dei due è più attivo e chi invece è uno sfaccendato ha rappresentato l’epilogo delle controversie. Il 7 dicembre scorso i fratelli discutono nel capanno degli attrezzi, Salvatore imbraccia un badile, colpisce Franco e lo uccide.

A quel punto – secondo quanto ha confessato l’omicida agli inquirenti – nasconde tra le foglie il cadavere del fratello. Poi esce e va giù in centro, a Piano di Sorrento. In quattro diversi magazzini compra dieci chili di soda caustica per una spesa totale di poco meno di 15 euro.

Poi Salvatore torna nel podere di famiglia. Infila il corpo del fratello in un grosso bidone, riempie con acqua e soda, fa bollire e aspetta che si sciolga. Infine, getta l’acqua nei campi. E torna nella propria abitazione. Di Franco non c’è traccia. La sorella Angela segnala la scomparsa ai carabinieri che avviano le ricerche. Nella storia personale della vittima c’è una saltuaria dipendenza dall’eroina e qualche denuncia per reati contro il patrimonio. Nella vita dell’omicida c’è invece una ex moglie, due figli ormai adulti e un arresto per detenzione di marijuana: quindici anni fa nella campagna degli Amuro la Guardia di Finanza trovò due piante, per circa sei chili di “erba”.

I militari della compagnia di Sorrento diretta dal capitano Marco La Rovere e gli uomini della stazione di Piano di Sorrento, con il comandante Daniele De Marini, iniziano le indagini. Per giorni e per diverse volte al giorno, i carabinieri visitano casa Amuro. Gli investigatori ipotizzano che quel giallo va risolto in ambito familiare. Raccolgono la testimonianza di Salvatore: “L’ho visto uscire da casa ed entrare in un’auto”, racconta l’uomo che in realtà – dicono gli inquirenti – stava tentando di precostituirsi un alibi.

Le ricerche continuano. Ma quei due fratelli fanno vita riservata. Nel quartiere li conoscono perché sono nati e cresciuti nella zona, ma non hanno amici veri. I carabinieri aspettano che qualcuno faccia un passo falso. E un piede in fallo lo mette proprio Salvatore: sua figlia ne denuncia la scomparsa. La vicenda – per gli investigatori – potrebbe prendere un’altra piega. Cominciano a cercare anche Salvatore. Lo trovano qui, in vico La Piana, davanti al cancello di legno del podere. Ha una borsa con degli indumenti. Forse sta tornando, o forse sta cercando di scappare. Sono le 20 dell’altra sera.

I carabinieri lo portano in caserma a Sorrento per interrogarlo. Lo incalzano. Dopo più di quattro ore Salvatore comincia a cedere. Mezze parole, poi la confessione dell’omicidio: “Ho perso la testa. Derideva la mia fatica per mandare avanti la campagna mentre lui non faceva nulla, viveva con i soldi dei nostri genitori”. Ieri mattina all’alba, il caso è chiuso. Il pm Antonella Lauri della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, firma il mandato di arresto e Salvatore finisce ai Poggioreale.

Nel frattempo si cercano tracce nel terreno di famiglia. Viene sequestrato il badile sporco di sangue, mentre gli esperti della Scientifica continuano il loro certosino lavoro. Dai residui nel bidone potrebbe emergere il Dna di Franco. Sempre che l’acido abbia lasciato qualche traccia.