Niente multa da 14milioni alle compagnie di navigazione del Golfo di Napoli

Tribunale

Non c’è cartello tra le compagnie di navigazione che operano nel golfo di Napoli e in quello di Salerno. E’ quanto ha stabilito la prima sezione del Tar del Lazio accogliendo il ricorso presentato dagli armatori contro l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e nei confronti di una serie di soggetti intervenuti a sostegno dell’Antitrust come i Cantieri del Mediterraneo, l’Associazione movimento consumatori, il circolo Pd dell’Isola di Capri, il Movimento 5 Stelle dell’Isola d’Ischia, il Forum dei giovani di Capri e Anacapri.

I giudici amministrativi hanno praticamente annullato gli effetti del provvedimento dell’Autorità garante del 10 febbraio scorso che rappresentava un’autentica batosta per le compagnie di navigazione che operano nel Golfo di Napoli. Multe per complessivi 14 milioni di euro e un termine di 120 giorni dato agli armatori per dimostrare, con azioni concrete, che operavano in maniera separata. Ad ogni compagnia, in pratica, a stata comminata una sanzione pari al 10% del fatturato annuo. Un provvedimento che, al di là della legittimità si era dimostrato lacunoso anche nell’applicazione perché nel caso della Snav, ad esempio, la sanzione era stata applicata sull’intero fatturato in cui rientrano anche linee di traghetti tra Marche e Croazia e traghetti tra Napoli e Palermo.

Il provvedimento dell’Antitrust venne immediatamente impugnato davanti al Tar del Lazio dagli avvocati Salvatore Ravenna, Francesco Sciaudone, e Donato Bruno con ricorsi delle singole compagnie. Una puntigliosa e minuziosa ricostruzione dei fatti che ha trovato d’accordo i magistrati amministrativi laziali che hanno praticamente accolto le tesi portate avanti dai legali.

La vicenda ha inizio nel 2008, quando l’Autorita` garante della concorrenza e del mercato avviò un procedimento istruttorio nei confronti di imprese private operanti nel settore del trasporto marittimo. Un’azione che mirava ad accertare l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale nel mercato riguardante il trasporto passeggeri nei golfi di Napoli e Salerno. L’avvio della procedura portò alla presentazione di “impegni” da parte delle società interessate. Impegni che l’Autorità, nel corso del 2009, accoglieva e rendeva obbligatori.

“In particolare, – scrivono i magistrati – l’attenzione dell’Agcm si era incentrata essenzialmente sulla costituzione tra tali imprese, nel 1998, del Consorzio Linee Marittime Partenopee (costituito per occuparsi di un’iniziativa denominata “Biglietto Unico”) e, più di recente, dell’Associazione cabotaggio armatori partenopei. Entrambe tali strutture avevano contribuito, ad opinione dell’Agcm, ad agevolare contatti che, sistematicamente ripetuti, avevano portato a ripartire le diverse rotte in modo da evitare “sovrapposizioni” sulla parte di mercato non gravata da obblighi di servizio pubblico e, conseguentemente, ridurre o anche eliminare la concorrenza in tale ambito territoriale.

Le compagnie di navigazione hanno opposto la violazione dell’articolo 14 della legge n. 689 e del legittimo affidamento; la violazione del principio del buon andamento dell’azione amministrativa. Ma i punti fondamentali del ricorso sono quelli che riguardano la violazione dell’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; la violazione dei principi di terziarità e imparzialità; la violazione del principio del contraddittorio e dei diritti di difesa delle parti. “Si tratta di una sentenza – spiega l’avvocato Salvatore Ravenna – che inquadra perfettamente la materia e la rapporta in maniera esemplare non solo ai principi fondamentali del libero mercato ma anche al quadro normativo europeo a cui costantemente bisogna far riferimento quando si parla di trasporto. I giudici del Tar del Lazio hanno escluso il cartello tra le compagnie di navigazione: le intese, infatti, hanno semplicemente riguardato iniziative per migliorare i servizi”.