Morto il procuratore di Napoli Martusciello, habitué della penisola

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Si è spento oggi a Napoli, dopo una lunga malattia, Vittorio Martusciello, procuratore generale della città partenopea. Martusciello si era insediato nel 2011, succedendo a Vincenzo Galgano. Nonostante la malattia, aveva preso parte alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario lo scorso gennaio.

Nato nel 1941, Martusciello era entrato in magistratura nel 1968. Primo incarico fu quello di Pretore a Genova; poi nel 1972 si trasferì a Napoli dove svolse il ruolo di sostituto procuratore. Nel 1982 passò alla Procura Generale della Cassazione, fino alla nomina ad Avvocato Generale. Alla Procura di Napoli fu al vertice dell’ufficio denunce e si occupò di numerose inchieste sui delitti di camorra e sul terrorismo, soprattutto quello di marca brigatista. Si occupò anche delle indagini sull’omicidio di Anna Grimaldi. In Cassazione trattò il ricorso relativo al maxi processo contro la cupola di Cosa nostra.

Vittorio Martusciello era anche un frequentatore abituale della penisola sorrentina. Era proprietario, infatti, di una villa a Massa Lubrense. Un angolo dove amava rifugiarsi per godersi un po’ di relax o per trascorrere qualche giorno in compagnia di familiari ed amici.

Di seguito riportiamo il messaggio di cordoglio del professore Raffaele Lauro, amico di vecchia data del procuratore partenopeo:

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“La scomparsa di Vittorio Martusciello, procuratore generale di Napoli, mi addolora profondamente, perché perdo, nel giro di poche ore, dopo Francesco Silvano, un altro amico straordinario, un altro integerrimo servitore della cosa pubblica e dello Stato democratico, al quale mi legavano sentimenti di antica stima e di reciproca considerazione. Giurista raffinato e incisivo, Vittorio Martusciello ha dimostrato sempre, nel corso del lungo e prestigioso servizio alla magistratura, dalla pretura alla Cassazione, fino all’attuale e delicato incarico di procuratore generale di Napoli, altissima professionalità, dottrina, rigore, disciplina ed equilibrio, qualità mai disgiunte da una rarissima sensibilità umana e da un carattere garbato e signorile. Lo piango, con la mia famiglia, e mi unisco alla moglie Raffaella e alle figliole, in un fraterno e solidale abbraccio. Innamorato delle ridenti colline della nostra terra sorrentina, nella quale amava trascorrere il tempo del riposo, dello studio e della riflessione, desidero ricordare, in questa triste ora di commiato terreno, la Sua memorabile relazione sulla lotta alle mafie, tenuta, a Sorrento, al Museo Correale, insieme con Franco Roberti, attuale procuratore nazionale antimafia, in occasione della presentazione del libro di Vincenzo Scotti sulle stragi di mafia del 1992/93”.