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Morte Giosuè Sorrentino, per il pm è suicidio ma la famiglia non ci sta

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Il pm è convinto si sia trattato di suicidio tanto da chiedere l’archiviazione, ma la famiglia non ci sta ritenendo che il congiunto sia stato vittima di un omicidio. Sono gli ultimi sviluppi sulla morte di Giosuè Sorrentino, marittimo 35enne originario di Sant’Agnello che nell’aprile del 2016 ha perso la vita sulla nave Bianca Amoretti in rada a Malamocco. Dopo tre anni di indagini, il pm della Procura di Venezia titolare del caso ha chiesto l’archiviazione perché ritiene che Sorrentino si sia tolto la vita. Tesi opposta rispetto a quella dei legali dei familiari che sono certi che il 35enne sia stato ucciso tanto che si sono opposti all’archiviazione.

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In base alla ricostruzione degli inquirenti la morte del marittimo sarebbe avvenuta nella sala macchine, causata da una profonda ferita al collo. Una fresa sporca di sangue venne ritrovata vicino al cadavere. Il decesso risale alla notte tra il 23 e il 24 aprile di tre anni fa, ma l’arrivo della polizia scientifica a bordo della nave è avvenuto solo alle 16:30, con notevole ritardo a causa delle condizioni meteomarine che resero complicato l’attracco della nave cisterna.

Un ritardo che secondo gli avvocati dei Sorrentino “ha provocato difficoltà nella ricerca delle prove che qui si chiede di continuare a cercare”. I legali ritengono anche che il 35enne possa essere stato ucciso altrove a bordo della nave, trasportato nella sala macchine e nuovamente trafitto con una fresa, quando ormai era già morto. Si chiede anche di ascoltare di nuovo i testimoni, soprattutto in merito al ritrovamento del cadavere. Considerazioni che saranno valutate dal Gip di Venezia a settembre quando deciderà sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.