Minacce ai titolari di una cooperativa di portabagagli di Sorrento: tre arresti. Coinvolti anche uomini delle fiamme gialle e dell’ufficio dogane ed un colletto bianco.

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Due imprenditori capresi operanti nel settore del trasporto bagagli, Vincenzo Rusciano e Tommaso Ricci ed un pregiudicato di origine sorrentina, Antonio Pasqua, agli arresti domiciliari, mentre per due militari della tenenza della guardia di finanza di Capri ed un funzionario dell’ufficio di Dogana, sempre dell’Isola Azzurra, è scattato il divieto di dimora tra la penisola sorrentina e Capri.

I due operatori commerciali sono accusati di estorsione aggravata, concussione continuata e concorrenza illecita, per il Pasqua si prospetta il reato di concorso in estorsione, mentre per i finanzieri e l’addetto alle dogane l’accusa è di concorso in concussione continuata. Nei confronti di altre tre persone, inoltre, è stato emesso l’ordine di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra queste un pregiudicato di origine stabiese ed un commercialista.

La vicenda ruota intorno al servizio di trasporto bagagli verso Capri. In sostanza, in base a quanto appurato dagli uomini dei commissariati di Sorrento e Capri, le cui indagini sono state coordinate dalla procura di Torre Annunziata, sembra che i due imprenditori isolani, Ricci e Rusciano, si siano rivolti al Pasqua per condizionare le scelte commerciali di un’azienda sorrentina che opera nello stesso settore ed anche per convincerli a ritirare l’offerta presentata per il servizio nei confronti di un tour operator. Stando a quanto riportato dalle vittime, sembra che fino all’anno scorso vigeva una sorta di tacito accordo tra le due imprese, quella sorrentina e quella caprese. I portabagagli peninsulari effettuavano il trasporto bagagli fino al porto di Capri dove subentravano gli operatori isolani che si occupavano della consegna negli alberghi, in cambio di una quota sulla tariffa percepita. Dopo un po’ di tempo i soci della cooperativa sorrentina hanno deciso di estromettere gli operatori capresi, anche perché l’accordo non prevedeva la reciprocità, ossia quando sbarcavano sulla terraferma i portabagagli di Capri effettuavano il trasporto fino a destinazione. Una presa di posizione mal digerita dagli operati capresi, anche perché, nel frattempo, l’azienda sorrentina aveva presentato un’offerta allettante alla Trafalgar (per il tramite dell’agenzia Aponte di Sorrento) per il servizio. A questo punto Ricci e Rusciano si sono rivolti a Pasqua per fare opera di dissuasione nei confronti degli operatori sorrentini. Compito assolto mediante una serie di minacce, rilevate dagli agenti attraverso intercettazioni telefoniche.

L’opera di persuasione, comunque, non sortisce effetti ed i responsabili della Cooperativa trasportatori portuali capresi decidono di rivolgersi ai due militari delle fiamme gialle ed al funzionario doganale. Il loro coinvolgimento avviene per il tramite di un noto commercialista. In pratica accadeva che ogni volta che le vittime raggiungevano Capri erano sottoposte ad una serie di controlli nel tentativo di convincerle ad arrivare ad un accordo con i portabagagli isolani. Finanzieri e doganiere minacciavano gli operatori sorrentini di gravi sanzioni per condotte commerciali illecite (ma lecite in base a quanto appurato dalla procura).