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Medico della costiera in prima linea a Parma avverte: Non abbassare la guardia a Sorrento e dintorni

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Si chiama Antonino De Angelis, è originario di Sant’Agnello e fa il medico-rianimatore a Parma da diversi anni. Si trova in una delle trincee più complesse dell’emergenza sanitaria italiana. I primi giorni di marzo, dopo diverse settimane in prima linea, e il contatto con diversi casi di Covid-19 nella seconda metà di febbraio, senza dispositivi di protezione adeguati, è rimasto in isolamento domiciliare.

Febbre ininterrotta per 2 settimane, tracheobronchite, ma il tampone è stato eseguito dopo 9 giorni dall’inizio dei sintomi, e il risultato, solo dopo molti solleciti fatti per rientrare quanto prima a lavoro, è arrivato dopo 12 giorni, in cui non si sa come è stato conservato il campione, dall’esecuzione: negativo. Alcuni colleghi hanno aspettato anche 14 giorni, oramai nella in città succede anche questo. Tanta paura, ma da 4 giorni è tornato in prima linea, nel suo posto in rianimazione. Il racconto che ci fa è una testimonianza dura di quanto è accaduto e sta a tutt’oggi accadendo.

Si intravede la luce alla fine del tunnel?
Non ancora. La situazione è tragica. Il sistema sanitario dell’Emilia, uno dei migliori in Europa e al mondo, i suoi ospedali sono al collasso. Qui, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, i tempi di soccorso di patologie acute come infarto, traumi, stroke, può capitare che si dilatano anche considerevolmente, con le conseguenze immaginabili. L’ospedale di Parma, che ha poco più di 1.000 posti letto in totale, in una settimana, con una media di 120 accessi al giorno per polmoniti Covid 19, sono stati riempiti interi padiglioni. Gli ospedali della provincia, Fidenza dove lavoro, e Borgo Val di Taro, un totale di circa 400 posti letto, completamente riempiti con malati che hanno polmonite causata dal coronavirus. Nel mio ospedale il coronavirus ci assorbe del tutto, non esistono più i reparti di chirurgia, urologia, ostetricia, ortopedia, ginecologia-ostetricia, iperbarica, ma solo malati covid nei vari reparti e 15 pazienti in rianimazione e non consente di occuparci di altro. Una seconda rianimazione allestita dalla sera alla mattina in comparto operatorio. Ho visto cose che non avrei mai voluto vedere, e che non si possono raccontare. Ogni rianimatore ha una corazza, ma nessuna è indistruttibile. Le scene a cui ho assistito, io come i miei colleghi, anche se faccio questo mestiere oramai da molti anni sia in ospedale sia sul territorio di Parma, come medico rianimatore in automedica, ci hanno segnato per sempre. E’ una tragedia nazionale, che riguarda purtroppo anche province limitrofe dell’Emilia e della Lombardia. Questa è medicina di guerra, delle catastrofi.

Di guerra?
Secondo voi perchè la protezione civile ora ha il potere di requisire alberghi, hotel, cliniche ospedale materiale sanitario, perché, non avendo un piano di emergenza pandemico nazionale, in fretta e furia, stanno comprando 8000 ventilatori? Perché assumono 20000 sanitari? Allestendo ovunque ospedali da campo. C’è uno squilibrio evidente tra operatori sanitari, posti letto, attrezzature e quantità di pazienti. Se capitasse al sud, una cosa del genere sarebbe un’ecatombe.

Ci spiega?
Qui abbiamo un numero significativo di ambulanze, attrezzature moderne, c’è un volontariato sanitario notevole per dimensioni e qualità, eppure non ce l’abbiamo fatta. Al sud c’è un decimo di quello che è presente qui, come uomini e mezzi.

Perché la letalità in Italia è così alta rispetto alle altre Nazioni
La letalità in Italia è molto alta soprattutto a causa della letalità di alcune regioni, in primis Lombardia ed Emilia-Romagna. Qui si è dato tempo al virus di diffondersi, in modo incontrollato. Le restrizioni andavano adottate in un’unica soluzione, immediata ed appena, nell’ultima decade di Febbraio ci si era resi conto che oramai in zona il contagio era fuori controllo. La qualità assistenziale che purtroppo si può garantire davanti a questi numeri, in tempo di guerra, è certamente diversa rispetto a quella che si può garantire in situazioni normali.

Secondo lei perché si è aspettato?
Per non bloccare l’economia. Ma il Pil non vale la vita delle persone. È stata una scelta sbagliata. Ho subito avvisato i miei colleghi medici in Campania ed in Penisola sorrentina di quello che stava succedendo.

Si può fare una proiezione sulla fine dell’emergenza?
Il virus sarà definitivamente sconfitto quando sarà trovato il vaccino. È necessario un periodo verosimilmente di un anno. Inoltre alcuni farmaci, e protocolli, ora in sperimentazione sembrano dare qualche risultato incoraggiante. Terminata la sperimentazione, se sarà dimostrata efficacia, anche solo parziale, avremo qualche arma in più per salvare più vite umane. Nell’attesa distanziamento sociale e restare in casa; come in occasione delle epidemie nel medio evo.

Come valuta i dati della Campania?
Al momento, c’è contenimento del virus. I numeri non sono allarmanti rispetto ad una popolazione di quasi 8 milioni di abitanti. Ma questo non significa che si può minimamente abbassare la guardia. Anzi, è necessario essere ancora più rigorosi e fermi nell’applicare le limitazioni agli spostamenti.

Parliamo della penisola sorrentina?
Il problema è che la penisola sorrentina, la costiera amalfitana, le isole, sono luoghi circoscritti se scoppia un incendio è la fine si propaga in modo inarrestabile. Allo stesso tempo però, è più facile controllare zone con queste caratteristiche. Togliendo il territorio di Vico, in penisola si arriva o via mare o con la Circumvesuviana o attraverso la viabilità terrestre (statale sorrentina, amalfitana, strada per Alberi, per Arola).

E per gli altri accessi?
Bisogna controllare al porto il motivo di chi parte e chi arriva, ridurre al lumicino le corse della Circumvesuviana e controllare nelle 4 stazioni da Meta fino a Sorrento perché uno sale e scende da un treno, bisogna mettere forze dell’ordine a presidiare le strade di accesso principale in penisola e metterle per strada come deterrente a fare multe, reprimere e colpire in modo implacabile, i tanti che escono ancora di casa senza motivo. Chi è in strada deve farlo possibilmente indossando mascherine e per motivi di assoluta necessità: lavoro, emergenza, fare la spesa, sì ma una volta ogni 10 giorni, non tutti i giorni. Come dicevo a mia cugina 20 giorni fa, anche se hai i figli piccoli non succede nulla se per un mese mangiate pane surgelato o latte a lunga conservazione. La storia dei bisogni dei cani, un’altra trovata per molti italiani, per fare una bella passeggiata: ti compri una bella lettiera e pulisci, la gente non penso abbia un alano in casa. Fare controlli, controlli, controlli a tappeto, ed essere implacabili con sanzioni pecuniarie e penali.

In penisola al centro dell’attenzione c’è la condizione dei marittimi sbarcati. Lei che dice a riguardo?
Chi rientra dalle proprie famiglie in penisola, non solo i marittimi, deve rispettare un periodo di isolamento domiciliare dai familiari e dalla popolazione generale di almeno 20 giorni. Più di un mese fa ho accompagnato in isolamento in malattie infettive a Parma, un paziente asintomatico, che a un controllo tac torace, fatto per tutti altri motivi, un followup di un nodulo polmonare, aveva una polmonite interstiziale. Il tampone confermò l’infezione da coronavirus, era stato 16 giorni prima, una notte in una sala da ballo a Codogno e peer 16 giorni insieme a tutta la sua comitiva poi in giro. Chi non lo fa mette in pericolo la vita dei propri familiari e di tutta la popolazione Solo in questo modo si potrà evitare in Penisola, e più in generale al sud, un’ecatombe di dimensioni inimmaginabili, e che spazzi via il sistema sanitario con il collasso e l’implosione degli ospedali.

Intervista realizzata dalla redazione di Agorà che ringraziamo.