Lutto a Sorrento per la scomparsa del noto imprenditore Salvatore Di Leva

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SORRENTO. Profondo cordoglio in penisola sorrentina per la morte di Salvatore Di Leva, notissimo commerciante, uno dei pionieri della grande distribuzione a Sorrento. Settantrè anni vissuti intensamente, lavorando sempre con determinazione e forza di volontà fino a centrare obiettivi importanti: dal Garage Moderno sul corso Italia, la concessionaria Fiat gestita col fratello Eugenio, al garage del porto, ai grandi magazzini Coin e Coin casa, alla Standa al Decò.

Appassionato del mare (è stato armatore dell’Italia la barca a vela che poteva fregiarsi dei cinque cerchi olimpici) della pesca, della vita vissuta intensamente. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo in vacanza non potrà mai dimenticare la sua grande gioia quando si sentiva circondato da parenti e amici.

Salvatore ha dedicato la sua vita alla famiglia: insieme alla moglie Silvana e alle quattro figlie negli ultimi anni si era dedicato intensamente ai nipoti tutti amati profondamente. Nell’ultimo periodo aveva delegato gran parte del lavoro: la sua giornata trascorreva tra le chiacchiere con gli amici al Circolo Sorrentino, sempre allo stesso tavolino col Giornale e il sigaro, alla discesa al mare di Marciano in compagnia della moglie.

I funerali si terranno domani alle 9:30 nella Basilica di Sant’Antonino.

Alla famiglia Di Leva e in particolare alla moglie Silvana, alle figlie Paola, Claudia, Lara e Roberta e a tutti i nipoti le condoglianze di SorrentoPress.

IL RICORDO DI UN AMICO

Caro Salvatore,

sono qui al nostro tavolino. La porta del circolo chiusa a metà in segno di lutto, il tuo giornale è intonso e aspetta di essere sfogliato. È come se ti avessi qui accanto, mi ritornano alla mente le tue domande, le tue preoccupazioni, la tua ricerca costante di quella serenità che solo quando ti sentivi circondato da tutte le figlie e dai nipoti riuscivi ad assaporare fino in fondo. L’amore per la famiglia è stata la costante della tua vita: mai, in nessuna occasione, i nostri discorsi non hanno coinvolto i tuoi nipoti. E quasi sempre spostavi il tiro su Peppe e Silvanella, i più grandi, quelli che insieme a te ho visto nascere e crescere e che, prima degli altri, si sono avviati nella vita. Ricordo la nostra penultima chiacchierata, quella prima della vacanza in Calabria: vado via tranquillo, mi dicesti, ormai le aziende sono in mano alle figlie e alle nipoti, ognuna sa perfettamente come mandare avanti tutto. Dalla tua voce traspariva quell’orgoglio che, giustamente, non volevi nascondere. Lo stesso orgoglio che mettevi in campo nel difendere la nostra terra, Sorrento. Un amore viscerale, intenso, completo. Quel rapporto con le origini che a noi sorrentini si trasforma in un sospiro profondo quando, anche tornando da una vacanza bellissima, ci affacciamo dalle terrazze di Punta Scutolo. E quante volte ci siamo interrogati sulla capacità di trasmettere questo nostro sentimento. I nostri padri ci sono riusciti; tu ci sei riuscito, caro Salvatore, e questo è un merito grandissimo che nessuno potrà mai toglierti. La nostra forza, lo abbiamo detto tante volte, è l’appartenenza, sentirsi legati, uniti sempre nella buona come nella cattiva sorte. E tu di questa capacità sei stato maestro: dal modo con cui hai condiviso la vita con tuo fratello Eugenio, alla forza che hai messo nel tuo lavoro, alla caparbietà con cui hai saputo superare le prove difficili che la vita ti ha messo di fronte. E la tua forza non si cancellerà mai dai miei ricordi: ho già rimosso il nostro ultimo incontro al circolo quando, accompagnato da Lara, per la prima volta ti ho visto camminare insicuro, appoggiarti a tua figlia quasi a voler nascondere le difficoltà di una malattia brutale nella sua devastante velocità. Ma forse, caro Salvatore, tu l’avresti voluta ancora più veloce.
Ciao, buon ultimo viaggio Salvatore.
Antonino Pane