L’evoluzione demografica dell’Europa Meridionale: Massa Lubrense è tra i casi di studio

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MASSA LUBRENSE. Dopo lunghe ed accurate analisi operate sui fogli del censimento del 1961, un gruppo di docenti e ricercatori delle Università italiane di Sassari, Udine e Parma ha presentato a Vienna, nel corso della Conferenza dedicata alla Storia delle Scienze Sociali in Europa, un lavoro relativo allo studio del fenomeno della transizione demografica in Italia, cioè al percorso con il quale, anche nel nostro Paese, si è giunti ad un regime demografico caratterizzato da bassa natalità e bassa mortalità. È interessante segnalare che del team dell’Università degli Studi di Sassari fa parte il dottor Massimo Esposito, originario di Sant’Agnello, che ha esaminato i dati del censimento Istat 1961 relativi al Comune di Massa Lubrense, grazie all’impegno profuso dall’ingegner Pasquale Castellano, che ha curato i rapporti tra gli studiosi e l’amministrazione comunale, Senza tralasciare l’importanza di avere a disposizione il prezioso archivio, recuperato dalla sede lubrense dell’Archeoclub.

Partendo dai risultati e dagli interrogativi sollevati dal precedente studio, la ricerca si è focalizzata sull’individuazione di differenze nei tempi e nei modelli di transizione della fecondità relative ad otto diverse città italiane: Turriaco e Lauco (in Friuli Venezia Giulia), Novellara e Casalguidi (in Emilia Romagna), Alghero, Macomer, Austis e Seulo (in Sardegna) e Massa Lubrense (in Campania), ampliando così la base di dati disponibile; inoltre sono state incluse nel modello anche le donne nate dopo il 1912, che quindi nel 1961 potevano essere ancora in età fertile. L’analisi dei fattori determinanti della fertilità è stato condotto confrontando l’evoluzione delle variabili in tre periodi differenti ( 1915; 1916 – 1945; 1946 – 1952) e prendendo in considerazione le donne che al primo matrimonio avevano meno di 40 anni. In particolare gli studiosi hanno utilizzato il modello di regressione di Poisson che, riferendosi al numero di figli nati nei primi dieci anni di matrimonio, considera come aspetti che incidono sulle scelte riproduttive i fattori demografici (periodo del matrimonio, età del matrimonio), i fattori sociali ( livello di istruzione, fenomeni migratori) e l’aspetto socio – economico (qualità della casa, condizione di proprietario di casa).

La rivisitazione del fenomeno della transizione demografica nell’Europa Meridionale, basata su dati individuali, ha confermato alcune conoscenze, ma ha anche sollevato nuove problematiche: esiste una differenza tra Nord e Sud, con un ritardo dell’evoluzione demografica in quest’ultima zona; esistono diversità non solo tra Regioni, ma anche all’interno delle stesse Regioni. Emerge che la formazione della donna, più dei fattori di tipo socio-economico, riveste un ruolo chiave nel declino della fertilità; l’associazione tra nascite prematrimoniali e la più grande dimensione della famiglia.

Lo studio costituisce un prezioso ed importante strumento per comprendere le dinamiche demografiche italiane in età moderna.