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Le motivazioni del Riesame che ha confermato il sequestro dell’housing sociale di Sant’Agnello

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Pubblicate le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’ordinanza emessa dal Gip di Torre Annunziata dopo il decreto di sequestro urgente emesso dalla Procura oplontina per gli appartamenti di via Monsignor Bonaventura Gargiulo di Sant’Agnello. Secondo i giudici un’area “riservata esclusivamente a un intervento di edilizia pubblica” sarebbe stata trasformata in “una speculazione di edilizia privata, mascherata sotto forma di alloggi sociali con prezzi tutt’altro che agevolati”. In sostanza, al posto del progetto per la costruzione di case popolari elaborato nel 2011 era spuntato quello di housing sociale nel 2015.

La Procura, infatti, ritiene che il complesso immobiliare sorto dove prima c’era un agrumeto è stato realizzato grazie ad un permesso a costruire illegittimo ed in contrasto con il Piano urbanistico territoriale della Regione Campania. In pratica, l’intero quartiere sarebbe totalmente abusivo. Il sequestro, eseguito dalla polizia giudiziaria della Procura oplontina, era arrivato lo scorso febbraio, poche ore prima dell’inaugurazione e dell’ingresso negli appartamenti da parte degli acquirenti.

Indagati a piede libero per varie irregolarità di natura edilizia sono i quattro amministratori che si sono avvicendati alla guida delle due società committente ed esecutrice dei lavori: Antonio Elefante e Massimiliano Zurlo (SHS Sant’Agnello Housing Sociale srl, progettista dei lavori), Danilo Esposito (amministratore della New Electra) e Francesco Gargiulo (ex ad della ditta).

Per Elefante ed Esposito, il Riesame ha rigettato le istanze per motivi tecnici. Per Zurlo i giudici sono entrati nel merito mettendo in evidenza grazie alla consulenza dell’accusa il fatto che nel 2011 il Consiglio comunale di Sant’Agnello “incaricò alcuni professionisti di elaborare i progetti di edilizia popolare provvedendo a liquidare” circa 100mila euro. Quel progetto “inspiegabilmente” (scrivono i giudici) scompare e nel 2015 la Giunta municipale approva il piano urbanistico attuativo di housing sociale, di iniziativa privata.

“È vero che l’area di circa 9mila metri quadrati era stata individuata dal piano regolatore del 2010 per il Piano Casa, ma è solo conforme ad un Piano per l’edilizia Economica e Popolare (Peep)” chiariscono i giudici. Ciò significa, in base alle loro conclusioni, che gli interventi di edilizia pubblica potevano servire solo “per soddisfare il fabbisogno derivante da abitazioni malsane e in sovraffollamento” con un bando “aperto ai soli residenti di Sant’Agnello”.

Inoltre, sul territorio “non c’era alcuna altra possibilità di poter realizzare ulteriori vani residenziali, tanto più se di edilizia privata”. Per questo, il complesso con 53 appartamenti già quasi ultimati resterà sotto sequestro in modo da “stabilire se siano totalmente abusivi” come sostiene la Procura, a tutela di chi ha già acquistato le case.

Intanto, è stata fissata a settembre l’udienza del Consiglio di Stato per discutere di un altro progetto di housing sociale, quello di Sorrento, da realizzare negli ex capannoni Aprea Mare del rione Santa Lucia. L’intervento è già stato bocciato dal Tar.