La sentenza: chi sbarca a Capri deve pagare la tassa

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CAPRI. Chiunque arriverà nel porto di Capri dovrà pagare 1,50 euro per la tassa di sbarco. Il Consiglio di Stato, ieri, ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Anacapri sospendendo la sentenza del Tar che si era pronunciato nel novembre 2014 limitando solo ad alcune tipologie di passeggeri il versamento del balzello. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta: “Abbiamo agito nell’interesse della collettività anche perché avremmo creato una disparità di trattamento applicando la tassa solo ai passeggeri che utilizzano servizi di linea, mentre la logica che ha portato sia i Comuni che l’Ancim a varare l’imposta era proprio quella di far entrare introiti dovuti al sovraffollamento che si provoca in particolare nei mesi estivi quando scendono a terra migliaia e migliaia di passeggeri e non solo dai mezzi di linea”.

Secondo il Tar Campania solo i passeggeri che si imbarcavano sui mezzi che effettuano corse di linea sulle navi Caremar e gli aliscafi delle compagnie private, erano obbligati a pagare la tassa di 1,50 euro fissata dal regolamento comunale, mentre venivano esentati coloro che per arrivare sull’isola utilizzavano mezzi di trasporto privati.

Una decisione che è stata impugnata dal Comune di Anacapri, che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, che ieri ha sospeso la sentenza del Tar, riportando in vigore il regolamento originario. Un documento che era stato varato con l’apporto dell’Ancim, l’associazione nazionale dei Comuni delle isole minori e che è entrato in vigore il primo luglio 2012. L’importo stabilito per la tassa, che i Comuni di Capri ed Anacapri avevano fissato in un euro e 50 centesimi a persona, prevede la suddivisione degli introiti nella misura del 66% a Capri e del 34% ad Anacapri. Dal versamento della tassa il regolamento comunale isolano esclude solo i proprietari di imbarcazioni che ormeggiano nel porto turistico o che hanno un contratto con la società che gestisce lo scalo marittimo.

Ad impugnare i regolamenti dei due Comuni isolani e a ricorrere al Tar era stato il ministero delle Finanze che riteneva legittima la tassa di sbarco relativa, però, solo ai passeggeri dei mezzi di linee pubbliche escludendo dall’imposta tutti i crocieristi che scendono a terra per le escursioni giornaliere, i turisti che arrivano dalle località limitrofe con charter o imbarcazioni da transfert, quelli che si imbarcano da Positano, Amalfi, Ischia a bordo di piccoli vaporetti che non effettuano servizi di linea. Ora, invece, toccherà a tutti versare l’imposta.