Il progetto dell’amministrazione per il rilancio della Regina Giovanna: Intervista al vice sindaco Giuseppe Stinga

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SORRENTO. Riportiamo integralmente l’intervista al vice sindaco Giuseppe Stinga, pubblicata su Il Mattino in edicola oggi, in merito all’operazione di rilancio dei Bagni della Regina Giovanna programmata dall’amministrazione comunale.

 

L’Assessorato al turismo della Regione Campania si appresta a stilare un Piano di intervento per il recupero e la valorizzazione di beni culturali e il Comune di Sorrento ha lavorato affinché anche il sito della Regina Giovanna rientri in questo Piano. Ne parliamo con il vicesindaco Giuseppe Stinga, che ha promosso e sostenuto tutta la fase progettuale.

Si è parlato di un’operazione complessa, perché?

Perché nel 2009 la Regione Campania e il ministero per i Beni e le attività culturali firmarono un accordo di programma che identificava gli immobili, le aree e i beni che sarebbero state oggetto di valorizzazione. È comunque un elenco che non indica in via esclusiva i siti sui quali si concentrerà l’intervento pubblico, essendo anzi suscettibile di integrazioni e ampliamenti. La Regina Giovanna di Sorrento non compare nell’elenco dei beni individuati nel 2009.

E allora?

Allora abbiamo chiesto che il sito della Regina Giovanna fosse aggregato a uno dei poli; la nostra richiesta è stata accolta ed abbiamo siglato un protocollo d’intesa con Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania e con Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei.

Dunque il Comune di Sorrento ha proposto che la Regina Giovanna venga considerato nel Piano di intervento che la Regione sta predisponendo?

Si. Tutti gli interlocutori hanno infatti compreso che la Punta del Capo, che il Comune ha acquistato nel 2003 dalla Compagnia di Gesù, è di altissimo pregio ambientale, paesaggistico e culturale. Oggi l’accesso è libero, ma è limitato all’area archeologica e alla costa e non ci sono servizi di nessun tipo, mentre l’intero sito si estende per ben 5 ettari e mezzo, tra agrumeto, oliveto macchia mediterranea e vorremmo che tutto fosse fruibile.

Può anticiparci cosa prevede il progetto?

Certamente. La misura 1.9 del Por 2007-2013 è destinata a interventi di restauro, di recupero, di salvaguardia e di promozione di siti di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale. Noi abbiamo chiesto un finanziamento per restaurare il paesaggio, sia naturale, sia agrario, di ristrutturare la casa colonica e di allestire una serie di servizi di visita. In altre parole restauriamo oltre 8mila metri di agrumeto specializzato e l’intera fascia ad olivi, molti dei quali antichissimi. Per fortuna già molti visitatori, soprattutto stranieri, scendono sulla stradina della Regina Giovanna e vogliamo che l’intero sito sia visitabile nel migliore modo possibile, nel rispetto degli standard dei servizi più alti e avanzati, anche e soprattutto a livello culturale. Questo consente di prevedere un buon numero di occupati, che ci auguriamo siano giovani, sia nelle attività agricole e di manutenzione del paesaggio, sia nei servizi di visita all’area archeologica, al parco marino, alle coltivazioni. Anzi, a questo proposito voglio ricordare che questo progetto è quasi una sfida, perché impone che la gestione del sito sia in attivo per 5 anni, pena la restituzione del finanziamento. Noi contiamo sul turismo, ovviamente, e su una serie di servizi che possano arricchire la visita aumentandone il valore economico.

Previsioni?

Ovviamente ci auguriamo che il progetto sia approvato. In ogni caso abbiamo posto all’attenzione dell’Ente regionale, ma soprattutto delle istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali, l’eccezionale valore del sito della Regina Giovanna, che non è mai stato considerato un bene culturale unico, cioè una sintesi del sito archeologico e dell’intero contesto paesaggistico. E questo è sicuramente l’obiettivo e la conquista più importante che abbiamo già raggiunto.