Gli viene rilasciata una carta d’identità falsa, nei guai un giovane che lavora a Sorrento

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SORRENTO. E’ vittima di una truffa, ma finisce in carcere per essere in possesso di un documento falso. Protagonista suo malgrado dell’intricata vicenda è un 35enne del Bangladesh che vive e lavora a Sorrento, sebbene la sua residenza sia a Napoli per ragioni di opportunità. Precisiamo che il giovane è in Italia regolarmente ed ha un impiego a tempo indeterminato.

I problemi cominciano una decina di giorni fa, quando il bengalese si accorge che il suo permesso di soggiorno è scaduto. Un suo connazionale ed un italiano, quindi, gli dicono che per effettuare il rinnovo dell’autorizzazione per rimanere nel nostro Paese in prefettura gli avrebbero chiesto la carta d’identità rilasciata dal Comune di Napoli (dove il 35enne risiede). Per ottenere il documento, però sarebbero trascorsi diversi giorni, mentre loro potevano “velocizzare” la pratica dietro pagamento di 450 euro.

Il giovane, ingenuamente, paga la cifra richiesta, nonostante fosse in possesso di regolare passaporto che gli avrebbe consentito il rilascio del permesso di soggiorno senza problemi. Comunque dopo qualche giorno si reca al Comune di Napoli dove gli viene rilasciata una carta d’identità con tanto di timbro e firma dell’impiegato addetto.

Sembra fatta, ma, invece, è solo l’inizio di un calvario. Mercoledì scorso, infatti, il bengalese raggiunge la prefettura per chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno e quando presenta il documento gli viene detto che è falso. Il giovane, quindi, torna al Comune ed anche qui gli dicono che la carta d’identità in suo possesso è contraffatta (sebbene sia stata rilasciata proprio da quegli stessi uffici).

Non basta: i funzionari chiamano i carabinieri che lo arrestano. Ieri mattina nel carcere di Poggioreale si tiene l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia. Il giovane è assistito dall’avvocato sorrentino Mariarosaria Terminiello. Nonostante il pm chiedesse l’arresto, il legale è riuscito a dimostrare che l’asiatico era in realtà la vittima di un raggiro, riuscendo ad ottenere la scarcerazione immediata del suo assistito.

Una vicenda che dimostra come basti poco per finire nelle maglie della giustizia e passare in pochi istanti dall’essere una vittima al diventare l’accusato.