Il Comune contro la prefettura per l’eredità delle duchesse di Serracapriola

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SORRENTO. Querelle giudiziaria tra l’amministrazione e la rappresentanza provinciale del governo per il lascito delle duchesse di Serracapriola a favore del Comune.

 

Al centro del contendere “Palazzo Tasso”, l’antico stabile che sorge nel cuore della città, conosciuto anche come “Palazzo Correale”.

La vicenda si innesca nel 1984 quando muore la duchessa Elena Maria Maresca Donnorso Correale Revertera di Serracapriola. Alla lettura delle sue ultime volontà si scopre che la nobildonna ha deciso di lasciare tutti i propri averi – un consistente patrimonio costituito da beni mobili ed immobili – alla fondazione “Domus Mariae di Elena di Serracapriola”.

Nel documento olografo viene specificato che l’ente avrebbe poi dovuto concedere in uso gratuito al Comune di Sorrento “Palazzo Tasso”, a patto che “l’amministrazione si ergesse quale valido difensore della fondazione e promotore di carattere culturale delle sue finalità e quindi contribuisse al perseguimento dello scopo”.

Gli esecutori testamentari, quindi, avviano l’iter per la costituzione della fondazione. Nel 2012, però, la prefettura rigetta l’istanza. Dal Comune, a questo punto, si decide di ricorrere al Tar Campania. Il tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso imponendo alla prefettura di esprimersi in merito alla documentazione acquisita.

Ormai, dopo la sentenza dei giudici, sembra che la questione possa risolversi positivamente. L’anno scorso, invece, a sorpresa, la prefettura esprime un nuovo diniego rispetto al riconoscimento giuridico della fondazione. In seguito a questa decisione, dunque, l’amministrazione ha deciso di adire nuovamente il Tar regionale e nei giorni scorsi ha dato mandato al legale Maurizio Pasetto dell’avvocatura comunale di presentare il ricorso.

“Continuiamo a combattere perché la fondazione ottenga il riconoscimento ufficiale – sottolinea il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo -. Il Comune in tutta questa vicenda ha un duplice interesse. Da un lato per ottenere l’uso di “palazzo Tasso” per le finalità culturali specificate nel testamento, dall’altro in quanto destinato a far parte del consiglio di amministrazione della stessa fondazione attraverso la nomina di un proprio rappresentante”.

Nel frattempo le ultime volontà di Elena di Serracapriola sono anche oggetto di un contenzioso in sede civile. I nipoti della nobildonna, infatti, hanno impugnato il testamento olografo contestandone l’autenticità. Nel 2009 il Tribunale di Torre Annunziata ha stabilito la validità dell’atto. Ma i parenti della duchessa hanno presentato un ricorso innanzi la Corte di Appello di Napoli, la quale non si è ancora espressa.

Nel caso in cui la richiesta dei nipoti di invalidare il testamento venga rigettata e la fondazione non dovesse ottenere il riconoscimento, in base a quanto stabilito dalla duchessa nel testamento, tutti i suoi beni andranno al Wwf.

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