Ha 91 anni e da 75 non si perde una precessione del Venerdì Santo

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SORRENTO. Più che di attaccamento alla maglia, in questo caso di può parlare di attaccamento al saio. Novantuno anni e ben 150 processioni questo l’eccezionale curriculum. Una tradizione, un appuntamento che si rinnova dal 1937, quando a tredici anni, Gaspare Galano si incamminò per la prima volta nel corteo della processione “bianca” della Madonna Addolorata, organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica, che esce nella notte tra giovedì e venerdì santo. La sera seguente, la “nera”, del Cristo Morto, curata dalla Congregazione dei Servi di Maria.

Da allora, Gaspare Galano al sacro rito delle due processioni di Sorrento non è mai mancato, sempre nel coro del Miserere. Nato a Sorrento nel 1924, residente a Materica, in provincia di Macerata, “il paese di Enrico Mattei”, dove ha gestito un albergo dal 1974 al 2001, Gaspare Galano, ogni anno si riserva l’appuntamento con le due processioni come un impegno irrinunciabile: la “bianca” e la “nera”.

Quella degli incappucciati vestiti con il saio bianco, organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica, si svolge nel cuore della notte tra Giovedì e Venerdì della Settimana Santa: il corteo dei confratelli sfila dietro la statua della Madonna che va alla ricerca di Gesù. È il suggestivo preludio all’altra processione, organizzata nella serata del venerdì dall’Arciconfraternita Morte ed Orazione, in cui sia il saio degli incappucciati sia il vestito della Madonna è nero, il colore che per il popolo rappresenta ancora il doloroso ritrovamento da parte di Maria dell’adorato figlio morto. Manifestazioni di sincera fede e di profondo attaccamento alle proprie radici. “Signore, ricordami che sono un peccatore”, è ancora lo spirito che anima le migliaia di partecipanti come Gaspare Galano, che alimenta la “voce” del coro del «Miserere» con il salmo 50 di Davide, eseguito a quattro voci, che impegna circa duecento persone in un misticismo commovente, per testimoniare il pentimento degli uomini per l’ ingiusta crocefissione del Cristo e dell’auspicio di ottenere il perdono divino.