Gommoni e tender, allarmante aumento dei furti

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Escalation di raid da parte dei pirati nel golfo di Napoli. Nel corso di questa estate si registra un aumento di circa il 10 per cento dei furti di natanti. Gli obiettivi dei ladri sono in particolare i gommoni e le barche in vetroresina, ma anche motori ed attrezzature di bordo. L’ultimo colpo è stato messo a segno ieri notte alla banchina Luise di Ischia, a pochi passi dalla sede della Capitaneria di Porto e dei vigili urbani. I ladri si sono impossessati di un gommone di proprietà del giornalista Toni Iavarone del valore stimato di 120mila euro.

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Ciò che è certo è che il fenomeno è in preoccupante aumento, soprattutto se si tiene conto del fatto che ai dati ufficiali bisogna aggiungere quelli riferiti a furti che non hanno avuto un seguito con segnalazione alle forze dell’ordine. Per questo motivo dire con precisione quanti natanti sono stati rubati quest’anno lungo le coste di Napoli è difficile: questo tipo di dato non finisce in una banca centrale unica ma resta per lo più negli archivi della Capitaneria di Porto competente o negli uffici delle forze dell’ordine dove è stata presentata la denuncia. Di certo si sa solo che quest’anno lungo il litorale campano vi sono stati raid un po’ ovunque e quasi sempre sono stati presi di mira gommoni o imbarcazioni di plastica leggere. Una scelta precisa che ubbidisce alla logica dello smistamento veloce, essenziale in questo tipo di crimine.

Quelli che hanno pagato il tributo più grande, anche questa estate, sono stati i proprietari di grandi yacht che si sono visti sottrarre tender e altre attrezzature di bordo. Furti mirati e ben organizzati. I pirati agiscono di notte: arrivano a bordo di gommoni o pilotine dotate di gancio di traino, tagliano gli ormeggi, e in pochi istanti si dileguano tirandosi dietro il gommone. La banda in genere è composta da tre o quattro persone: una volta preso il largo, infatti, scatta la fase due, quella che consiste nella messa in moto del natante rubato in modo da poter essere più veloci nella fuga.

Quando nel mirino finiscono grandi yacht fermi in rada, il colpo viene organizzato in poche ore: bisogna avere solo la certezza che il tender la notte è lasciato in mare, assicurato solo con delle cime all’imbarcazione principale. Se invece viene preso di mira un porto quasi sempre si tratta di raid su commissione – come potrebbe essere avvenuto per l’ultimo furto a Ischia – nel senso che l’imbarcazione da rubare è stata preventivamente individuata, seguita, verificate tutte le possibili difficoltà. L’operazione viene messa a punto nei dettagli, nulla viene lasciato al caso.

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Quando si tratta di porti particolarmente affollati non è da escludere che ci sia un basista a dirigere le operazioni da terra. È successa la stessa cosa con il gommone di Ischia? La Capitaneria sta attentamente verificando le immagini registrate dalle telecamere sulla banchina Luise.

Sulle destinazioni della refurtiva bisogna distinguere se si tratta di un’imbarcazione registrata o se, invece, è un natante privo di registrazione. Nel primo caso, quasi sempre, la barca viene portata in alto mare e consegnata a navi mercantili in transito con cui sono fissati precisi appuntamenti. Una gru solleva la barca e la rimette in mare in un porto straniero, dove non si bada agli eventuali numeri di immatricolazione sulle fiancate, e qui viene venduta al miglior offerente. Barche dal valore commerciale di 7-8mila euro vengono rubate per 1000 euro e rivendute per 2-3mila euro. Se invece si tratta di natanti allora lo smercio può avvenire anche in un porto vicino dopo piccoli interventi di restyling in modo da evitare rischi di riconoscimento. Su questo fronte lavorano molto gli uomini delle Capitanerie di Porto che, in più di un’occasione, sono riusciti a ritrovare barche rubate.