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Gli operatori turistici alla Bit con i dubbi su Coronavirus e Brexit

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Incertezza. È lo stato d’animo che domina tra gli operatori presenti a Milano in occasione della tre giorni della Borsa Internazionale del Turismo che si è aperta ieri per l’edizione numero 40. La più grande vetrina italiana per il settore dell’incoming che porta nel capoluogo lombardo espositori di ogni parte del Belpaese e buyer provenienti da tutto il mondo vede dubbi e timori prendere il posto delle sicurezze degli ultimi anni, quando si è registrato un continuo incremento della domanda. Per il 2020, invece, dagli stand non traspare particolare ottimismo. E questo per due motivi in particolare: i timori per la propagazione del Coronavirus ed i dubbi legati alla Brexit.

In particolare a tenere banco in questi giorni sono le preoccupazioni per il ceppo influenzale che che ha già mietuto centinaia di vittime in Cina, dove ha avuto origine nella zona della metropoli di Wuhan. A preoccupare i tour operator è soprattutto ciò che potrebbe accadere nel caso il virus si diffonda ulteriormente. Ad oggi, in base ad una stima elaborata per Assoturismo dal Centro studi turistici di Firenze, si prevede un calo del 30 per cento delle presenze cinesi pari a circa un milione e 600mila vacanzieri. Ma i problemi maggiori si avranno con la temuta contrazione di turisti provenienti dagli altri paesi che, secondo lo stesso studio, dovrebbe essere di un meno 6 per cento (per un calo di 11,6milioni di viaggiatori in arrivo) che rappresenta un danno economico per l’Italia pari ad un miliardo e 600 milioni.

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A soffrire le conseguenze maggiori saranno regioni come Lazio, Toscana, Veneto e Lombardia che insieme intercettano l’80 per cento dei flussi cinesi. “In Campania non abbiamo ancora realizzato un calcolo preciso del numero di viaggiatori provenienti annualmente dalla Cina – spiega il presidente regionale di Federalberghi, Costanzo Iaccarino – ma si tratta di numeri alquanto esigui. In penisola sorrentina sappiamo che sono circa 20mila ogni anno e dati delle presenze abbastanza bassi sono anche quelli delle altre località più rinomate come la costiera amalfitana, Capri ed Ischia. Numeri più alti sono quelli di Napoli e delle città d’arte, ma comunque, non allarmanti in base alla situazione attuale”.

Gli operatori campani che sono alla Bit, quindi, non sembrano essere eccessivamente preoccupati. “Però è fondamentale che la situazione non peggiori – chiarisce Iaccarino – ed il contagio si arresti prima di raggiungere altri paesi che tradizionalmente rappresentano i nostri principali mercati come Stati Uniti, Germania e Regno Unito”. Proprio la Gran Bretagna con la Brexit ormai avviata a tutti gli effetti rappresenta l’incognita maggiore per il futuro. “Per quest’anno i contraccolpi saranno minimi visto che siamo ancora in una fase di transizione – conclude il leader degli albergatori campani -. Ciò che preoccupa è quello che accadrà a partire dal prossimo anno. Ci prepariamo ad affrontare una realtà nuova che nasconde non poche incognite. Bisogna capire quali equilibri riusciranno a trovare i governi”.