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Gli armatori del golfo di Napoli: Con le nuove norme solo il 30% di viaggiatori, meglio sospendere

aliscafo

“Inasprire le misure anti-covid nel trasporto marittimo locale significa fermare tutti i collegamenti”. Armatori sul piede di guerra: le disposizioni contenute nella circolare che si appresta a emanare l’Autorità marittima non sono applicabili nei collegamenti veloci e finiranno per paralizzare il corto raggio che nel Golfo di Napoli, nei collegamenti con le isole, ha la sua massima espressione nazionale.

Per inquadrare il tema bisogna fare un passo indietro: con il progredire dell’emergenza Coronavirus sono state via via emanate da amministrazioni centrali e locali varie misure di sicurezza per i trasporti, finché un Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio), ha recepito il 17 maggio 2020 le linee guida per tutti i diversi servizi di trasporto pubblico passeggeri (bus, pullman, treni, metropolitane, aerei e ovviamente le varie tipologie di navi e imbarcazioni) e il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nel settore del trasporto e della logistica, siglato precedentemente tra ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le associazioni degli imprenditori e i sindacati di settore.

La prescrizione chiave di queste linee guida è che per ogni tipo di trasporto viaggiatori “laddove sia possibile è necessario contingentare la vendita dei biglietti in modo da osservare tra i passeggeri la distanza di almeno un metro. Laddove non fosse possibile i passeggeri dovranno dotarsi di apposite protezioni (mascherine e guanti)”.

Veniamo ad oggi. Alle disposizioni che la Guardia Costiera si appresta ad emanare. Stando all’allarme degli armatori nella bozza di circolare non fa distinzione tra le tipologie di servizio: il campo di applicazione delle regole “si applica a tutte le navi da passeggeri di bandiera italiana, comprese le unità veloci da passeggeri”. Si mette, quindi, sullo stesso piano tutte le forme di trasporto marittimo di passeggeri.

Inoltre, si fissa una regola molto rigida secondo cui negli spazi comuni “ai passeggeri in piedi: dovrà essere garantita una superficie per singolo passeggero pari ad almeno 2,25 mq” e a quelli seduti “almeno 1 metro di distanza tra i limiti esterni delle sedute da utilizzare”. Applicando alla lettera una misura del genere, per esempio, su un aliscafo o altro mezzo veloce, dove è impossibile durante la navigazione ospitare passeggeri negli spazi esterni o in piedi, la ricettività calerebbe automaticamente del 60-70%, visto che per rispettare il distanziamento di un metro tra il bordo esterno anteriore, posteriore e laterale di ogni sedile, si potrà occupare un posto ogni tre e non ogni due, come invece è previsto per treni, metropolitane, aerei, etc. dove si applica la cosiddetta distribuzione a scacchiera dei posti.

Va ricordato anche che le stesse linee guida prevedono che sia possibile derogare alla regola del metro di distanza se i passeggeri indossano mascherine e guanti. Ebbene, la bozza di circolare impone l’obbligo di mascherine e guanti per tutti i passeggeri, ricorda esplicitamente il principio della deroga nelle premesse della circolare stessa, ma poi fissa l’obbligo di distanziamento di un metro, senza eccezioni, fra le disposizioni da rispettare.

Non solo. Siccome già le linee guida del governo stabiliscono che per i nuclei familiari o per i conviventi, non valgono le regole di distanziamento, la bozza di circolare stabilisce che per calcolare il numero massimo di posti disponibili, al momento di emettere i biglietti la compagnia deve identificare familiari e conviventi (sulla base della loro domiciliazione), per calcolare gli spazi residui e quindi i biglietti ancora vendibili. Ma dotarsi di una procedura di gestione della biglietteria di questo tipo metterebbe già in crisi le grandi compagnie di traghetti, ma per chi gestisce le linee di corto raggio è praticamente impossibile.

Inoltre secondo gli armatori la bozza di circolare impone nuovi e pesanti obblighi burocratici a chi gestisce servizi che già oggi richiedono il rispetto di norme amministrative molto complesse e stringenti. Vale la pena ricordare, a questo punto, che le compagnie aeree hanno fatto fronte comune per respingere qualsiasi regolamento che portasse i loro aerei a volare al di sotto del 77% della capacità di riempimento dei posti (considerato il limite di profittabilità), mentre si chiede alle compagnie marittime, soprattutto quelle che gestiscono servizi di trasporto pubblico locale, di viaggiare avendo solo il 30-40% di capacità di riempimento dei posti. “Così – sottolineano gli armatori – sarebbero tutte linee in perdita e non resterebbe altro che bloccare i servizi”.

di Antonino Pane da Il Mattino