Fincantieri investe su Castellammare per costruire navi più grandi

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Nessun ridimensionamento, nessuna marcia indietro. Fincantieri mantiene la barra dritta e l’ad Giuseppe Bono, mette a punto il nuovo piano industriale forte del fatto che il gruppo ha oltre cento ordini in portafoglio e che le navi da crociera tra grandi e piccole attualmente in costruzione sono ben 53 mentre sono già 64 quelle consegnate dal 2002 da quando Bono ha preso il timone del più grande gruppo cantieristico italiano.

Fincantieri guarda al futuro con fiducia con la certezza, ribadita dallo stesso Bono che per i prossimi dieci anni il lavoro è già assicurato a tutti gli stabilimenti del gruppo, da Palermo a Castellammare fino a Monfalcone, compreso tutti i siti industriali all’estero. Un programma di lavoro, dunque, che vede come protagonisti tutti gli stabilimenti industriali perché non c’è solo il settore delle crociere ma anche quello militare in cui Fincantieri, grazie a siti come Castellammare, ha raggiunto altissimi livelli di specializzazione.

“Nel caso di Castellammare la società ha onorato l’impegno di tenere aperto il cantiere negli anni più duri della crisi e ora che si assiste a un notevole incremento della domanda è allo studio la progettualità indispensabile per rispondere alla forte richiesta del mercato. Gli investimenti pensati per il cantiere stabiese – sottolinea Fincantieri – non vanno nella direzione della riduzione, ma dell’incremento della capacità produttiva. Il sistema di varo attuale, come noto, avviene tramite scalo, con modalità certamente di forte impatto emotivo, ma che risultano ormai anacronistiche e antieconomiche, tanto da essere state eliminate in tutti i cantieri del mondo modernamente organizzati”.

E allora va visto con allarme l’eliminazione dello scalo così come ipotizzato da Bono nella chiacchierata con il ministro del Lavoro Di Maio? La nota tecnica di Fincantieri esclude che lo scalo possa essere una garanzia per il futuro del cantiere stabile, anzi. Messa da parte la costruzione di un bacino perché ci vorrebbe un investimento minimo definito insopportabile, più di 150 milioni di euro, la strada che resta da percorrere è quella della tecnologia.

Nello specifico – aggiunge Fincantieri – l’abbattimento dello scalo, sostituito con la costruzione di un’ampia platea, comporterebbe una serie di vantaggi: in primo luogo libererebbe aree indispensabili per assicurare maggiore capacità al cantiere, con un incremento della produzione del 40%, con le evidenti ricadute occupazionali dirette e indirette.

Ma come funzionerebbe il nuovo impianto di costruzione? Fincantieri precisa che si potranno varare costruzioni di stazza maggiore attraverso una piattaforma semisommergibile e un sistema di carrelli mobili, assicurando maggiore efficienza al ciclo produttivo e un livello di sicurezza più alto per il personale addetto alle operazioni di varo, senza considerare gli innegabili vantaggi derivanti dal lavorare in piano.

“Tale sistema, utilizzato da anni e con ottimi risultati nel cantiere ligure di Riva Trigoso, unitamente ad un piano di interventi volti principalmente al recupero di spazi e all’efficientamento dell’area scafo, consentirebbe di abbattere i costi di produzione, rendendo così possibile la costruzione a costi competitivi di più navi, anche in parallelo, oltre a tronconi per unità da crociera”. Insomma la nuova nave (o il troncone) verrebbe costruito a terra su correli mobili su rotaie sul tipo di quelli utilizzati da Fagioli per il recupero del relitto della Costa Concordia.

Una volta ultimata la prima fase del lavoro i carrelli trasportano lo scafo sulla piattaforma sommergibile affiancata alla banchina del porto. Affondando la piattaforma si ottiene il galleggiamento dello scafo e quindi l’intervento delle squadre di allestimento. “Senza questi cambiamenti – precisa Fincantieri – il cantiere stabiese si potrebbe trovare in futuro con un carico di lavoro ridotto proprio per l’impossibilità di costruire tronconi a supporto dei siti di Marghera e Monfalcone, in quanto le navi che questi stabilimenti dovranno realizzare hanno dimensioni tali che superano la capacità di varo in larghezza che lo scalo attuale può assicurare”.

di Antonino Pane da Il Mattino