Fenicottero in migrazione si ferma ad Alimuri ed il Wwf lancia le sue proposte per la destinazione dell’ecomostro

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META. In questi giorni si è tornato a discutere dell’ecomostro di Alimuri, lo scheletro di cemento posto sotto la montagna calcarea di Punta Scutari che, da troppi decenni, deturpa la vista ed il paesaggio all’estremo confine est del golfo di Sorrento.

 

“L’occasione per riparlarne – si legge in una nota del Wwf penisola sorrentina – è stato l’ennesimo lancio mediatico partorito da qualche politico locale, che annunciava l’idea di attingere a pubblici finanziamenti per espropriare l’area, demolire lo sconcio in calcestruzzo e costruire, al suo posto, una maxi opera di pubblico interesse”.

Immediate le critiche degli ambientalisti locali che temono l’ennesimo tentativo speculativo.

Proprio negli ultimi giorni è stato avvistato, nei pressi della struttura un giovane fenicottero dal piumaggio ancora grigio. La forte tempesta, scatenatasi nella zona, probabilmente gli ha fatto perdere il gruppo in migrazione verso sud. Si è fermato per ripararsi dal vento sferzante di scirocco che non gli consentiva di riprendere quota poi, appena calmato il vento, è immediatamente ripartito sulla rotta prestabilita e disegnata per lui da Madre Natura.

“Forse non tutti sanno – spiega Claudio d’Esposito del Wwf penisola sorrentina – che la nostra zona ha la fortuna di trovarsi sulle rotte migratorie di un gran numero di esemplari dell’avifauna europea. Proprio per questo sul nostro territorio sono state individuate aree ben precise inserite in Zone a Protezione Speciale, Siti di Interesse Comunitario e Valichi Montani, dove il passo e la sosta degli uccelli migratori, spesso, ne costituisce premessa per la tutela. Di ciò ne sono ben al corrente, purtroppo, taluni incalliti e impuniti sparatori fuorilegge, che non esitano a fare il tiro al bersaglio a tali affascinanti animali che con cadenza stagionale appaiono nei nostri cieli. È di due giorni fa l’ennesimo rinvenimento di un rapace diurno, una poiana ferita ad un’ala dal piombo dei bracconieri, in località Seiano a Vico Equense, e di una gru impallinata a Castellammare. C’è da aggiungere che in tali aree, considerate a livello internazionale strategiche per il passaggio del popolo dei migratori alati, non si è esitato a costruire porti e a cementare spiagge con denaro pubblico (vedi Piano di Sorrento). Ma tutto ciò, per fortuna gli uccelli lo ignorano e continuano imperturbati a seguire il loro istinto, che li porta a viaggiare sulle stesse rotte, che da sempre percorrono, nella lotta per la sopravvivenza e per sfuggire al freddo invernale. Lo spettacolare stormo chiassoso di centinaia di gru, transitate sui nostri cieli sempre in questi giorni, ha attirato l’attenzione di cittadini e fotografi. Tutto ciò ci deve far riflettere”.

“Ecco cosa si deve fare al posto del “mostro” di Alimuri – aggiunge il presidente del Wwf penisola sorrentina – bisogna rinaturalizzare l’area, approfittando della strategica convergenza del mare con la costa e la falesia calcarea, con vegetazione autoctona ripariale e mediterranea. Sarà poi la natura e l’avifauna in migrazione dall’intero Nord Europa a stupirci con il suo spettacolo. Da “Mostro di Cemento” ad “Oasi della Natura”: gabbiani, sterne, falchi, cormorani, rondoni, balestrucci, aironi e fenicotteri, di passo e stanziali, sapranno di sicuro ricompensarci del tentativo di restituire un pezzo di costa (tra l’altro geologicamente instabile ed inaccessibile all’uomo) alla natura. Col nuovo paesaggio così ricostruito, di ritorno, anche il turismo balneare dell’intero lido ne acquisterebbe moltissimo: anziché nuotare in quella che oggi appare la bassa periferia della città di Meta si apprezzerà un angolo magico ed esclusivo al confine della cittadina. Il tutto non può prescindere però dalla risoluzione definitiva del problema dello scarico fognario sotto costa, che da sempre deturpa e violenta una delle spiagge più belle della penisola, mettendo a repentaglio quotidianamente la salute del mare e dei cittadini che in essi nuotano e pescano, senza che si riesca o si voglia mai individuare e punire i responsabili di tale grave reato ambientale”.

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