Femminicidio, i dati drammatici di un cancro sociale

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La terribile vicenda della deputata laburista Helen Joanne Cox, 41 anni, uccisa nello Yorkshire alla vigilia del referendum per la Brexit, ripropone a livello europeo il problema del femminicidio che in Italia, negli ultimi tempi, ha avuto una escalation del tutto allarmante. Dall’inizio dell’anno 60 donne sono state uccise dal partner o, più spesso, da un ex. Se si aggiungono le 128 del 2015, le vittime salgono a 188 negli ultimi 18 mesi. Lo scorso anno su 411 omicidi (dati del Viminale) il 31,13% ha avuto come vittime donne.

Questo tema di tristissima attualità è stato al centro del dibattito dal titolo “Uomini che odiano le donne: in Italia è emergenza femminicidio?” promosso da Simona Agnes, presidente della Fondazione Biagio Agnes, nell’ambito dell’VIII edizione del Premio internazionale di Giornalismo “Biagio Agnes” in corso a Sorrento da ieri e fino a domani.

All’incontro che si è tenuto nella sala consiliare del Comune di Sorrento – moderato da Ida Colucci, vice direttore del Tg2 – hanno preso parte Simonetta Matone, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, la criminologa Roberta Bruzzone, il giornalista di Repubblica, Massimo Lugli e il cronista dell’Agi, Paolo Borrometi, costretto a vivere sotto scorta perché minacciato dalla mafia per le sue inchieste.

In Italia, secondo i dati Istat, 6 milioni e 778mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. La matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancor oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne.

Di bollettino di guerra e di vera emergenza ha parlato Simonetta Matone, che ha aggiunto: “A scatenare la furia omicida è la fine del rapporto, l’incapacità dell’uomo di accettare che la donna lo lasci e che l’amore finisca. Dispiace dirlo ma ogni volta assistiamo a cronache di morti annunciate perché la rete sociale non funziona mai. Possibile che le vittime non hanno le famiglie a sostenerle e ad evitare il peggio? E’ un bene che se ne parli, perché più si dibatte di questo tema e più aumenta la coscienza collettiva della gravità del fenomeno”.

Più diretta la criminologa Roberta Bruzzone: “L’uomo che commette femminicidio intende distruggere simbolicamente chi ha osato sottrarsi al suo controllo”. Per Massimo Lugli “ancora oggi il più delle volte le donne non denunciano o non si ribellano in quanto temono di non avere la possibilità di costruirsi un futuro, al di là del contesto familiare dove avvengono le violenze”. Infine, Borrometi ha sottolineato la necessità “di non lasciare sole le donne vittime di violenza, e di istituire un fondo a loro dedicato”.

Il dibattito sul femminicidio ha aperto di fatto la tre giorni sorrentina del Premio, che avrà il suo momento più importante questa sera alle ore 21 con la cerimonia di premiazione nella splendida cornice di Marina Grande.