Dossier Eav: i treni Metrostar della Circum sono pericolosi ed inadeguati

Metrostar

Entrarono in servizio il 22 novembre 2008 e provocarono l’esultanza dei politici di allora che li definirono “i treni del 2000”. Oggi, però, a distanza di cinque anni, si scopre che sono dei bidoni.

 

Sono i ventisei Metrostar che avrebbero dovuto portare la Circumvesuviana nel futuro. Il costo? Oltre cento milioni di euro, 103 per l’esattezza, dei quali 94 di fondi europei e 9 di risorse statali.

La gran parte di questi treni ultramoderni sono ora fermi ai box. Malfunzionanti, guasti, in pratica inadeguati. A mettere nero su bianco le anomalie sono i vertici del gruppo Eav in un appunto riservato inviato al presidente Caldoro il 17 dicembre scorso. Nella lettera il direttore generale Valeria Casizzone comunica al governatore che la holding ha creato una commissione di indagine che accerti gli “eventuali profili di responsabilità in merito alla regolarità tecnico-contrattuale dell’affidamento al Rti Ansaldo-Firema”.

Secondo i vertici dell’holding i Metrostar, che “avrebbero dovuto costituire il nucleo centrale della flotta ferroviaria” della Circumvesuviana, si sono rivelati un fallimento denotando continui guasti e anomalie “con gravi ripercussioni sulla regolarità e la continuità del servizio”. Cedimento del supporto motori, corto circuito dei motori di trazione, irregolarità nello smontaggio delle pasticche dei freni, anomala usura delle ruote e tornitura dei dischi freno: sono solo alcuni dei guasti rilevati, guasti rispetto ai quali, “nonostante i reiterati incontri tecnici e le formali sollecitazioni” inoltrate ad Ansaldo-Firema, “nulla è cambiato” tanto che che dei 24 Metrostar forniti “solo sei sono in servizio effettivo alla data del 29 novembre” e solo “tre alla data del 16 dicembre”.

Un incubo, ecco cosa sono i Metrostar per i macchinisti e i passeggeri.

Una relazione riservata del 13 maggio 2013 redatta dall’ingegnere Pasquale Sposito, direttore della divisione Trasporto e Materiale rotabile, e allegata alla nota inviata a Caldoro, descrive uno scenario incredibile poi ripreso anche nella relazione di diffida del 18 settembre.

Ma cosa scrive Sposito? La premessa spiega tutto: “senza voler entrare nelle problematiche tecniche si evidenziano le criticità che a questo punto debbono essere attribuite ad un progetto realizzato in maniera superficiale ed approssimativa”.

Insomma, l’operazione Metrostar è nata male ed è proseguita peggio. Qualche esempio? Il supporto motori: “si è verificato – scrive Sposito – a treni in esercizio (quindi con passeggeri a bordo) la caduta dei motori sopra le ruote e gli assili e si è quindi dovuto procedere a soccorsi in linea”. Un altro esempio di malfunzionamento è stato rilevato nel sistema Scmt (il sistema di controllo marcia del treno): “il funzionamento presenta elevatissimi tassi di guasto, vi sono interventi indebiti dell’apparecchiatura che comportano la frenata in emergenza con guasti in linea. Per poter continuare il macchinista esclude il Scmt, ovvero è costretto ad escludere un’apparecchiatura di sicurezza, ricoverarsi alla prima stazione, far scendere i passeggeri che per proseguire il viaggio devono aspettare un altro convoglio”. E non va meglio per quanto riguarda i freni: “è praticamente impossibile la sostituzione delle pasticche, ciò per una errata progettazione. La Ansaldo ha prodotto documentazione tecnica per cui lo smontaggio della pasticca va effettuato utilizzando un apposito attrezzo, ovvero un ”piede di porco”, e per rimetterla spesso si procura la rottura della pasticca”.

Il dirigente mette in risalto come i Metrostar non possano viaggiare in tripla composizione e dunque non siano in grado di trasportare il numero di passeggeri immaginato. La conclusione di Sposito è disarmante: a mancare “è stata la capacità di integrare il prodotto Metrostar nel sistema” della Circum per cui “le specifiche tecniche del materiale rotabile sono state fatte senza tenere in alcun conto le condizioni” in cui i treni avrebbero dovuto circolare.

Il risultato è amaro: i viaggiatori e gli stessi macchinisti “potendo scegliere preferiscono i vecchi Etr ai Metrostar”, i treni del 2000.

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