Domani l’elezione del governo della Congregazione dei Servi di Maria

Foto di Carmine Galano

SORRENTO. Tutto è pronto, domani pomeriggio a conclusione dell’Assemblea generale i confratelli della Congregazione dei Servi di Maria, Arciconfraternita di San Catello e della Morte, eleggeranno il nuovo governo. Lascia la carica di priore, dopo due mandati della durata di cinque anni ciascuno, Antonino Persico, non più eleggibile secondo le norme che regolano la vita della storica Confraternita. Oltre al nuovo priore sono da eleggere il primo assistente, il secondo assistente e il tesoriere. Del governo fa parte anche il segretario la cui nomina, però, è riservata al priore.

Ultimato lo spoglio i nomi degli eletti vengono comunicati alla Curia Arcivescovile e, solo dopo la presa d’atto da parte dell’Ente vescovile, si procedura alla cerimonia di insediamento anche questa disciplinata secondo antichissime tradizioni.

La storia di questo sodalizio è legata in maniera indissolubile alle vicende dell città: basti pensare che la Processione del Venerdì Santo, quella con gli incappucciati neri che rievoca la la ricerca del Figlio morto da parte della Madonna, coinvolge in modo diretto o indiretto tutti i cittadini di Sorrento. “La Confraternita dei Servi di Maria – è detto nella storia racconta sul sito dell’istituzione – venne fondata nel 1717 dal parroco della Cattedrale Can. Francesco Anton Ruocco, divenuto poi Vescovo di Capri, che volle riunire i fanciulli della Città di Sorrento in una istituzione dal titolo “Figliuoli o Schiavi di Maria” per assuefarli alle pratiche religiose affinché divenissero morigerati ed onesti”.

Inizialmente l’istituzione, che da sempre il popolo sorrentino chiama “la Congrazionella”, non ebbe una sede stabile ma, trovò ospitalità in diverse chiese, prima quella di San Catello, poi nella Cappella della famiglia Vulcano in Largo Castello e successivamente nella Cappella di San Giovanni della famiglia Donnorso. Infine l’Arcivescovo Filippo Anastasio donò alla predetta Istituzione la Cappella di San Barnaba alle spalle della Cattedrale, che apparteneva alla famiglia Mastrogiudice, marchesi di San Mango, passata in seguito all’Arcivescovo non avendo Mastrogiudice eredi diretti. L’atto di concessione venne stipulato nel 1722, con l’obbligo di chiudere la porta d’accesso dalla Cattedrale ed aprirne una nuova su Via Parsano (oggi via Sersale)”.