Crisi settore marittimo, allievi ufficiali senza imbarchi

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Sono gli allievi ufficiali quelli che più di tutti stanno pagando la crisi nel settore del trasporto marittimo. Molte compagnie non li imbarcano più, altre ne hanno ridotto notevolmente il numero. Solo nel compartimento di Napoli, ad esempio, negli ultimi dieci anni il numero degli allievi imbarcati si è più che dimezzato. Con gli allievi, naturalmente, è calato anche il numero degli ufficiali italiani in servizio, mentre si è praticamente azzerato l’apporto nazionale alla cosìddetta bassa forza: mozzi, carpentieri, meccanici e così via. Un tracollo per la marineria italiana soppiantata da quella di altri Paesi molto più economica e molto meno sindacalizzata.

In buona sostanza siamo passati da equipaggi completamente italiani, a navi battenti bandiera italiana dove a bordo si trovano cittadini italiani solo nei quadri di comando. Addirittura ci sono navi, e non poche, dove soltanto il comandante è italiano. Una corsa al risparmio sfrenata che oltre a bloccare del tutto l’ingresso degli allievi a bordo, pone in maniera drammatica anche la questione del costo del lavoro ritenuto dagli armatori del tutto esagerato rispetto a personale di altri Paesi.

E non si può neanche più accampare la tradizionale abilità della nostra gente di mare. La normativa internazionale Sctv, fissa gli standard di preparazione e un primo ufficiale sia esso italiano, filippino o polacco, deve aver conseguito le necessarie abilitazioni. Solo che le buste paga di questi ultimi costano molto di meno. E allora come si esce da questa situazione? La politica degli incentivi può certamente avere degli effetti e, sopratutto, potrebbe essere propedeutica all’obbligo di imbarcare allievi capitani e allievi macchinisti a bordo.

Istituto Nautico "Bixio"

Nautico Bixio

In passato, quando il costo dei nostri equipaggi era competitivo, tutti gli armatori imbarcavano gli allievi. Nei dodici mesi obbligatori di bordo potevano essere valutati e, soprattutto, consentivano all’armatore di individuare i futuri ufficiali di coperta e di macchina. L’allievo, una volta in possesso del diploma nautico, si dedicava ai quattro corsi di base indispensabili: sopravvivenza e salvataggio, antincendio, sicurezza personale e responsabilità sociale, sanitario elementare. Annotati i corsi sul libretto di navigazione, l’allievo poteva imbarcare e, alla fine di 12 mesi di navigazione, poteva sostenere l’esame di terzo ufficiale, cioè poteva avere l’abilitazione a essere inserito nei quadri di comando. Un esame duro quello da allievo a terzo ufficiale: prova scritta di inglese, prova orale di inglese, prova professionale con particolare riferimento alla impostazione e alla corretta lettura di tutti gli strumenti di bordo.

Meno allievi, meno ufficiali. Questo significa, in buona sostanza, che si sta facendo sempre più ricorso a quadri provenienti da altri Paesi. E se diminuiscono i terzi ufficiali diminuiscono anche i secondi. Il passaggio, tra questi due gradi, infatti, è solo funzionale e dipende esclusivamente dall’armatore. Da secondo a primo ufficiale, invece, bisogna sostenere una nuova abilitazione incentrata soprattutto sulla gestione manageriale della nave, oltre alla perfetta conoscenza di tutti gli apparati di bordo. Con questa abilitazione gli esami sono finiti: il passaggio da primo ufficiale a comandante, infatti, riguarda solo la fiducia dell’armatore che decide quando affidare la nave ad un nuovo comandante, comunque non prima di 12 mesi dall’abilitazione a primo ufficiale.

Altro capitolo non meno importante riguarda la specifica preparazione dei giovani che escono dagli istituti nautici. Prima della riforma il Nautico era un diploma specifico per gli aspiranti capitani di coperta e per gli aspiranti direttori di macchina. La riforma ha stravolto questo principio e, ora, dai nautici escono periti dei trasporti. Questa innovazione se da un lato ha ampliato le conoscenze dei giovani, dall’altro ha penalizzato la specifica preparazione perché sono diminuite le ore di lezione di materie relative esclusivamente alla navigazione.

E, nonostante la decisa resistenza di alcuni istituti che ancora tentano di formare capitano e macchinisti, si è resa necessaria, proprio per le lacune dimostrate dai giovani diplomati, istituire dei corsi post diploma che vengono gestiti quasi sempre dagli stessi armatori e sono finalizzati all’alternanza scuola-lavoro. In pratica i giovani possono approfondire gli studi e, contemporaneamente, effettuare 12 mesi a bordo indispensabili per diventare ufficiali. A Genova questo percorso è già iniziato, al Sud, invece, siamo ancora ai primi approcci.