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Covid-19. I problemi degli armatori del golfo di Napoli

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“Da ventimila passeggeri in un solo giorno, la Pasquetta 2019, a zero lunedì scorso, Pasquetta del 2020”. Sulle vie del mare il Covid-19 sta tracciando ferite profonde. Salvatore Lauro, presidente di Volaviamare, la società capofila del suo gruppo, è preoccupato per la devastante diffusione del virus e per una prospettiva di ripresa che ancora non si intravede.

Presidente, da ventimila a zero. Come state parando questi colpi?
“Fidandoci di promesse che però man mano che passano i giorni invece di essere più concrete sembrano sempre più confuse. Attraverso Assarmatori abbiamo chiesto sgravi contributivi. Il presidente Stefano Messina è stato chiarissimo, c’è anche bisogno di istituire un fondo di compensazione per i danni subiti dalle aziende che esercitano servizi marittimi di trasporto di cabotaggio e di collegamento con le isole, e di integrare con capitali pubblici il fondo Solimare che ha finora garantito, con il solo finanziamento diretto delle imprese e dei lavoratori, il sostegno ai marittimi senza lavoro, ma le cui risorse sono adesso insufficienti per sostenere un’emergenza di tale portata”.

Il presidente Messina dice che perfino la Grecia sta facendo meglio dell’Italia per il settore marittimo.
“Ed è vero. Un Paese che non è ancora uscito del tutto dal suo grave default ha destinato al settore marittimo una parte rilevante delle risorse messe in campo contro l’epidemia. Speriamo che l’Italia non faccia l’errore fatale di non capire la gravità del momento che vive questo settore”.

E intanto?
“Andiamo avanti come possiamo. Continuiamo a garantire un servizio passivo sotto tutti gli aspetti per non limitare la mobilità dei pendolari e per garantire servizi essenziali”.

Quanti mezzi delle sue compagnie stanno navigando?
“Solo due. Uno serve Ischia e l’altro la linea Sorrento-Capri. Tutto qui. La flotta è tutta in disarmo, abbiamo ferme altre otto unità”.

Corse diradate?
“Sì, ma spesso vuote o con pochissimi passeggeri. A conti fatti non si recupera neanche il costo del gasolio”.

Una volta c’erano i contributi regionali.
“Sì, una volta. Sono decenni che non percepiamo un solo euro per i servizi che garantiamo e che per le isole del golfo sono di primaria importanza. Operiamo senza contributi regionali e garantiamo servizi di qualità. Questo va detto con assoluta chiarezza. I nostri introiti sono i biglietti e basta. E ora che non ci sono passeggeri non incassiamo praticamente nulla”.

E il personale?
“Siamo passati da 120 dipendenti a una ventina, compresi quelli a terra. Abbiamo dovuto sbarcare equipaggi. Tutta gente che ha famiglia e che lavora con noi da anni. Tenere i mezzi fermi è una scelta dolorosissima. Con la settimana di Pasqua, normalmente, si armavano tutti i mezzi per ridare i servizi in vista dell’estate. Il peggio è che non intravediamo prospettive a breve. Noi lavoriamo soprattutto con il turismo, con le vacanze. Settori che sono completamente fermi e chissà quando ripartiranno”.

Più preoccupato o più pessimista?
“Non lo so. Spero tanto che si trovi presto una soluzione. Per il vaccino dicono che ci vogliono mesi, speriamo che salti fuori una cura capace di allontanare la paura del contagio. La gente non deve avere paura, questo è il limite da superare al più presto”.

E intanto i pochi che viaggiano sono sicuri?
“Sanifichiamo i mezzi continuamente e facciamo rispettare le distanze. Rigoroso rispetto dei protocolli, sempre. Trasportiamo anche i medici che assicurano i servizi sanitari sulle isole e abbiamo accolto tutti i suggerimenti che sono arrivati per migliorare ulteriormente la sicurezza. Il nostro contributo lo stiamo dando. Ora vorremmo non essere abbandonati dallo Stato”.

di Antonino Pane da Il Mattino