Continua il massacro di alberi in penisola sorrentina

pino-meta4

META. Un grosso pino, albero tipico della penisola sorrentina, marcisce e viene abbattuto. I responsabili della locale sezione del Wwf, però, non ci stanno e preparano un comunicato nel quale viene riproposta tutta la vicenda relativa all’esemplare arboreo. Ma ancora più eloquenti sono le foto – che proponiamo in basso – che fanno vedere come la pianta sia deperita nel corso degli anni, complice anche la mano dell’uomo (basta vedere il grosso chiodo infilato nella corteccia).

Gli stessi ambientalisti, nella nota, ricostruiscono alcuni casi analoghi in altre zone della costiera parlando, ovviamente in modo sarcastico, di suicidio degli alberi.

Di seguito il comunicato del Wwf penisola sorrentina:

“Le piante sono “organismi intelligenti” e capita a volte che, quando capiscono che sono di “impaccio”, decidano di “suicidarsi”!

pino-meta3

E’ già accaduto in tempi storici a Piano di Sorrento con un vecchio noce, per permettere la costruzione della caserma dei pompieri, ed anche con un grosso pino per consentire la costruzione di uno dei primi mega-parcheggi della penisola, quello di via Cavottole. A Sant’Agnello fu un gruppo di palme nell’aiuola della Siesta a morire per consentire l’impianto al loro posto di un secolare ulivo; nella piazza Balsamo lo storico pino si narra si sia suicidato, prima che rifacessero la geografia della piazza, e sul ponte San Vito un altro grande pino si “buttò da giù” … non sappiamo perché.

A Sorrento il pioppo del Capo tentò di togliersi la vita per non dar fastidio al marciapiedi. Poi il marciapiedi fu sistemato anche con lui “tra i piedi”. Ma il grande e intelligente pioppo sapeva che dava ancora fastidio e qualcuno tra quelle cassandre di ambientalisti già prevedeva che, da umile essere vegetale intelligente, il pioppo avrebbe ritentato il suicidio. Sempre a Sorrento la palma, a cui il residence doveva il nome, occultava l’affaccio panoramico del finestrino in alto della camera dei turisti, ragion per cui in pochi giorni “tolse il disturbo”.

A Sant’Agata fece scalpore il “suicidio” collettivo di ben 27 cipressi, proprio innanzi ad una scuola media. Eppure quegli alti e ombrosi cipressi recavano ossigeno e refrigerio a tanti bambini. Ma forse erano ben stufi, in quel contesto scolastico, di essere accostati sempre e solo ai sepolcri di foscoliana memoria. Stesso epilogo per un grosso pino delle canarie di un famoso ristorantino di Sant’Agata.

A Meta, la notizia è recente, è stato stavolta il grosso pino di via Caracciolo a suicidarsi. Col suo tronco robusto ed inclinato si ergeva di fronte alla storica Villa Cosenza ed osservava dall’alto il traffico sotto di lui. I suoi proprietari avevano cercato in tutti i modi, grazie ai dottori agronomi, di dimostrare che il possente pino inclinato sarebbe presto caduto schiantandosi pericolosamente sulla testa dei poveri cittadini, e ne avevano chiesto l’abbattimento immediato.
Nulla da fare: il Comune, dando ascolto ai soliti fanatici ambientalisti ed ai loro esperti agronomi, ritenne che non sarebbe caduto e non autorizzò l’abbattimento.

I proprietari ci avevano riprovato con ennesime perizie di “medici delle piante”, ma ancora il Comune aveva sbugiardato le perizie inattendibili vietandone il taglio. Tutto questo dissertare sul “cade, non cade, cade, non cade,” durato alcuni anni, deve essere andato “storto” al povero pino, già inclinato di suo, e alla fine anch’esso ha ritenuto di togliere il disturbo. Nessun lamento, nessuno schianto plateale, solo dei piccoli strani fori alla base del tronco apparsi misteriosamente.

Come lui tanti altri esseri verdi senzienti, tra strade e condomini, continuano a “suicidarsi” al momento giusto. Cosa non farebbero i nostri amici alberi per noi esseri umani?”.