Condannata anche in appello la “mamma-orco” di Piano che faceva prostituire la figlia minorenne

Abusisuragazza

PIANO DI SORRENTO. La Corte d’appello di Napoli ha inflitto una pena di 10 anni di reclusione a Carla De Angelis, la 56enne di Piano di Sorrento accusata di sfruttamento della prostituzione minorile e riduzione in schiavitù ai danni della figlia.

In primo grado, il Tribunale di Torre Annunziata aveva condannato la donna a dodici anni di carcere. La tesi accusatoria del procuratore generale, avallata dal collegio giudicante, ha ricostruito come la donna avrebbe costretto la figlia – che all’epoca dei fatti era minorenne – a prostituirsi e a chiedere l’elemosina all’ingresso delle chiese. Ad abusare della ragazza sarebbe stato l’amante della madre, Ciro Mazza, per il quale i giudici hanno confermato la condanna di primo grado a sette anni di reclusione. La Corte d’appello ha confermato nel resto la sentenza di primo grado: 100mila euro di risarcimento del danno e provvisionale in favore della ragazza vittima degli abusi. Per la “mamma-orco” anche una multa di 33mila euro e il divieto di successione a favore della figlia. Per entrambi gli imputati, infine, il collegio giudicante ha disposto il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati dai minori. La vicenda risale al 2004, quando la De Angelis impose alla figlia di vendere il proprio corpo ad alcuni anziani del posto. Le richieste divennero sempre più pressanti e, quando la giovane provò a ribellarsi, la madre non esitò a massacrarla di botte. Col tempo, la donna costrinse la figlia anche a chiedere l’elemosina, intascando i proventi dell’accattonaggio, obbligando anche il fidanzato della ragazza a cedere alla donna somme di denaro più o meno cospicue. La ragazzina, a quel punto, decise di denunciare i maltrattamenti. La procura di Torre Annunziata aprì un’inchiesta. Nel 2008, il gip dispose il rinvio a giudizio sia per la “mamma-orco” che per il suo convivente. Due anni dopo il processo, con decine di testimoni che sfilano davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Torre Annunziata. Ci sono anche un sacerdote, che riferisce delle vessazioni patite dalla ragazzina, e un poliziotto, che, nel corso delle indagini, si era finto amico della De Angelis per carpire elementi utili alle indagini. Nella primavera del 2012 arriva la sentenza di primo grado, contro la quale i legali dei condannati fanno ricorso. Poi la decisione della Corte d’appello e la nuova condanna per Carla De Angelis e Ciro Mazza.