Un bagno a Puolo per gli internati dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli

marina-di-puolo

SORRENTO. Giovanni non sa se immergere o no il piede nell’acqua, anche se quell’onda che va e viene è leggera e quasi piatta. Sono oltre 10 anni che non vede il mare e quella immensa distesa di azzurro ora sembra fargli quasi paura. Nessuno fa caso a lui: è questa è la cosa che più lo rassicura. Perché così è tutto normale. Chi, tra i tanti bagnanti che affollano la spiaggia di Puolo, potrebbe immaginare che è un internato dell’Opg di Napoli, di quell’Ospedale psichiatrico giudiziario dove vanno finire quelli che si sono macchiati di un reato, a volte anche grave, e a cui è stata riconosciuta la seminfermità mentale? Giovanni fa parte di altri 15 ospiti della struttura penitenziaria per i quali la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato una giornata di libertà senza nessun segno per così dire giudiziario. Quindi niente agenti di scorta ma solo educatori e volontari. Non è una sperimentazione, fa rilevare Antonio Mattone, della Comunità, o un guardare avanti: è semplicemente quello che potrebbe e dovrebbe avvenire secondo le nuove normative in materia che, tra diverse altre cose, prevedono la soppressione, entro marzo 2015, delle stesse strutture a carattere penitenziario, che in pratica sono retaggi dei manicomi criminali, e la presa in carico da parte di quelle socio-sanitarie.

Un impegno che va affidato, quindi, ai servizi sociali e al dipartimento di salute mentale. E allora strutture che non siano solo lunghi parcheggi ma vere comunità di accoglienza. E sulla spiaggia di Puolo tutto fila liscio. Per tutti è un ritrovare di immagini che si credevano perse, un conoscere volti in ambienti che sanno del proprio territorio, un riprendersi sapori dimenticati. Attilio non aspetta l’ora del pranzo per riappropriarsi di quegli odori della terra che si sprigionano da una pizza napoletana. E ne addenta una con un’avidità che non è di fame ma di desiderio antico.

Luigi, invece, dilata gli occhi come a volerli ingrandire per contenere lo straordinario panorama che ha davanti a sé: guarda fisso un punto lontano, poi gira lentamente la testa a sinistra e poi a destra, come a voler registrare nella mente ogni cosa perché non si sa come e quando tutto ciò potrà ancora avvenire. E il pranzo, con Enzo Maresca, è come un ritrovarsi da amici, con il vescovo di Sorrento, Franco Alfano, il magistrato di sorveglianza, Margherita Di Giglio, il direttore sanitario dell’Opg, Michele Pennino, il giornalista enogastronomico Salvatore Tuccillo che illustra le varie portate. E adesso la speranza che entro marzo 2015 tutti gli OPG chiudano i battenti e si trovi ospitalità presso una struttura di accoglienza.