Autovelox clonati lungo la Statale Sorrentina, in due a giudizio

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VICO EQUENSE. Installarono due autovelox clonati lungo la Statale Sorrentina, nel tratto compreso tra i Comuni di Vico Equense e Castellammare di Stabia. Ora la Procura di Torre Annunziata ha chiesto la condanna a due anni di reclusione ed una multa di 2500 euro per il titolare della “Garda Segnale” di Desenzano sul Garda, Diego Barosi. La pm Rossella Annunziata ha, invece, chiesto per Annamaria Greco, dipendente dell’azienda, un anno e mezzo di reclusione e 900 euro di multa. Entrambi sono accusati di truffa aggravata.

La vicenda risale al 2005, quando la Procura di Sala Consilina affidò alla guardia di finanza le indagini sull’azienda bresciana, accusata di installare in tutta Italia autovelox clonati e, quindi, irregolari, poiché privi dei certificati ministeriali. L’inchiesta portò all’iscrizione nel registro degli indagati di 558 persone in tutta Italia, tra cui 367 dipendenti comunali e funzionari pubblici. Tutti erano ritenuti responsabili dell’installazione di apparecchi per la rilevazione di velocità non a norma, tramite appalti che – secondo le accuse – erano stati in qualche modo truccati. Un giro d’affari da milioni di euro che permetteva alla “Garda Segnale” di intascare, secondo i contratti stipulati con le amministrazioni comunali, circa il 40% dei proventi delle contravvenzioni che, però, spesso erano illegittime poiché gli autovelox rilevavano una velocità almeno del 15-17% superiore a quella reale. In tutta Italia furono coinvolti 146 Comuni, tra i quali anche Vico Equense.

La maxi inchiesta – poi spostata per competenza territoriale anche a Torre Annunziata – aveva portato all’annullamento di 80mila multe su tutto il territorio nazionale, elevate per violazioni al Codice della Strada mai avvenute. Grazie a un sofisticato sistema informatico, infatti, sui verbali venivano riportate sempre le matricole delle uniche due apparecchiature omologate che risultavano pertanto presenti in più punti del territorio italiano contemporaneamente.

Le contravvenzioni furono annullate anche a Vico Equense, dove il Comune si era affidato alla “Garda Segnale” ed aveva fatto installare due autovelox, risultati poi clonati. I due apparecchi erano stati posizionati lungo la Statale 145, per rilevare la velocità delle auto in transito da e verso Castellammare di Stabia. L’allora Giunta guidata dal sindaco Giuseppe Dilengite fu scagionata dall’accusa di abuso d’ufficio già in sede preliminare, poiché il contratto con la ditta di Barosi era risultato regolare e l’Ente comunale era stato a sua volta truffato. Diego Barosi, titolare dell’azienda bresciana, era già noto alle forze dell’ordine e alle cronache per vicende simili. Era stato proprietario di numerose altre società aperte e chiuse per poter catalizzare gli appalti delle amministrazioni, sempre per la gestione degli autovelox, in un sistema ormai collaudato. Le accuse, inizialmente, riguardavano anche l’aggiudicazione degli appalti da parte del 63enne che spesso coinvolgevano dipendenti comunali, funzionari e agenti di polizia locale.

Tra gli imputati a processo ieri, infatti, compariva anche il nome di Michele Tatarelli, comandante dei vigili urbani di Vico Equense, per il quale, a fase dibattimentale conclusa, la Procura ha escluso totalmente le accuse di abuso d’ufficio e corruzione che gli venivano contestate, così come per l’altro imputato Francesco Loregio: per entrambi è stata chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Sulle richieste formulate dall’accusa si pronuncerà a novembre il collegio giudicante della seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata, presieduto da Maria Rosaria Aufieri.