Arginare le infiltrazioni della criminalità in penisola sorrentina. Tema del dibattito tenutosi ieri al Comune di Sorrento

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SORRENTO. La penisola sorrentina non è immune da infiltrazioni malavitose. È quanto emerso nel corso dell’incontro sulla legalità svoltosi ieri mattina presso la sala consiliare del Comune di Sorrento.

“I riflettori della Direzione distrettuale antimafia sono puntati anche sulla costiera – ha affermato Rosario Cantelmo, procuratore aggiunto della Dda di Napoli –. L’area sorrentina è un’isola quasi felice perché la criminalità non ha mostrato il suo volto più odioso e violento. Ciò che desta preoccupazione, però, è l’inserimento della malavita nell’economia: la penisola è un territorio ideale per riciclare gli immensi capitali accumulati dai boss”.

Concetti condivisi anche dal presidente della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, Antonio Esposito: “La crisi economica spiana la strada all’ingresso della criminalità anche in costiera. La chiave d’accesso è l’usura: per pagare i “cravattari”, imprenditori e commercianti sono spesso costretti a cedere terreni di loro proprietà. È questo il metodo usato dalla camorra per allungare le mani sul territorio”.

Poi ci sono le speculazioni edilizie, l’abusivismo ed anche i business legati a droga e gioco illegale.

Allora cosa fare? “L’arma più forte è la denuncia: bisogna fare nomi e cognomi dei malavitosi – ha evidenziato ancora Cantelmo –. Il modello da seguire è quello di Ercolano, dove per anni i commercianti sono stati strangolati dal pizzo: quando hanno deciso di unirsi e denunciare i cravattari, poi condannati, la gente onesta ha vinto la sua battaglia”.

A questo bisogna aggiungere un maggiore presidio della forze dell’ordine, come spiega ancora Antonio Esposito: “Non bisogna temere di militarizzare il territorio: la storia dimostra che, in questo modo, il numero dei reati commessi può ridursi anche dell’80 per cento”.

L’incontro si è poi concluso con la proposta di sottoscrivere un protocollo d’intesa per la trasparenza della pubblica amministrazione nei sei Comuni della costiera, oltre alla realizzazione di una mappatura degli organici delle associazioni criminali: un modo per scardinare il legame tra camorra, politica ed imprenditoria.