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Ancora alberi abbattuti sul Faito, il Wwf chiede gli atti

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VICO EQUENSE. Dopo il recente scempio di decine di alberi sul Monte Faito eliminati abusivamente da un privato perché occultavano la “vista mare” ad una palazzina, continua la distruzione gli alberi nel cuore del Parco dei Monti Lattari. Taglio di piante che stavolta, come fanno sapere dal Wwf Terre del Tirreno, sarebbe stato autorizzato dal sindaco di Vico Equense. Nella giornata del 31 gennaio, infatti, è stato segato in tronco un grosso e alto pino che vegetava da oltre mezzo secolo in un giardino di una villetta privata alla via Della Fattoria.

Gli attivisti del Wwf presenti in zona, attratti dal frastuono delle motoseghe che rompevano il silenzio della montagna innevata, nel primo pomeriggio hanno documentato i tagli in atto. Mentre una squadra di operai specializzati venuti da Roma si apprestava a tagliare un secondo spettacolare esemplare a “candelabro” di circa 90 anni di età e alto 25 metri, alle ore 17:30 allertata dagli ambientalisti giungeva sul posto una pattuglia dei Carabinieri-forestali del Comando Stazione di Castellammare di Stabia, che constatava come, stavolta, gli abbattimenti dei maestosi alberi nella proprietà privata fosse addirittura ordinato dal primo cittadino.

“Solito copione anche sul Faito – spiega Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – il privato si fa fare una perizia in cui l’agronomo attesta che l’albero è pericoloso e il sindaco emette subito su richiesta apposita ordinanza per farlo abbattere eludendo ogni autorizzazione o controllo con buona pace del Parco Regionale dei Monti Lattari che ancora una volta resta a guardare. Semplice no? La cosa assurda, a ben leggere l’ordinanza, è che undici giorni dopo il sopralluogo effettuato dai vigili e da personale della Protezione Civile il 12 novembre 2018 su richiesta del privato, il sindaco ha emesso l’ordinanza n° 276 del 23/11/18 nella quale si danno cinque giorni alla proprietaria, dalla notifica della stessa, per eseguire le opere in somma urgenza.

Eh sì perché quando è a rischio la vita delle persone non si può attendere la Soprintendenza, l’Ente Parco, la controperizia pubblica, il Wwf e roba varia. Bisogna agire e basta. Senza indugiare un solo attimo. Ma allora se di “somma urgenza” si tratta, tale da derogare ad ogni controllo e autorizzazione degli enti sovraordinati preposti, come è possibile che si aspettano poi 70 (settanta) giorni per eliminare il pericolo? Eppure nella stessa richiesta della proprietaria che ha deciso di disfarsi dei due maestosi pini si legge che “essi costituiscono grave pericolo per l’incolumità dei fruitori dell’area in dipendenza del loro eccessivo sviluppo e del loro posizionamento prossimo sia alle civili abitazioni che alle vie pubbliche di primaria importanza turistica del Monte Faito”. Ma proprio quelle stesse abitazioni e vie pubbliche di primaria importanza turistica sono state frequentate, a detta dei comunicati encomiastici che parlano del rilancio del Faito nel periodo invernale, da centinaia se non migliaia di turisti durante gli ultimi mesi e nelle festività natalizie. Tutte queste persone hanno realmente rischiato la vita transitando sotto quei robusti e maestosi alberi? O anche no? Delle due l’una.

La verità è che nessuno ha mai dimostrato che quei pini potessero cadere, ma qualcuno lo ha semplicemente ipotizzato e attestato per ragioni che non riusciamo a comprendere. Perché è bene spiegare che esiste una differenza tra pericolo imminente e pericolo latente, e tra pericolo dimostrato ed evidente e pericolo ipotizzato o presunto. Nei confronti del primo pericolo c’è bisogno di mettere in atto ogni azione con urgenza per evitare estreme conseguenze, ad esempio interdire l’area al transito. Ma se il pericolo è solo ipotizzato o temuto, e non dimostrato con scientificità, allora le tempistiche sono del tutto diverse ed anche il ricorso ad una ordinanza sindacale, che è il massimo potere concesso ad un sindaco, appare spropositata e non giustificabile.

Insomma si abbattono alberi semplicemente per il loro “eccessivo sviluppo” e per il loro “posizionamento nei pressi di case” e lo si fa senza diritto di replica: è un precedente gravissimo nell’area del Parco e qualora imitato porterebbe, con estrema e assurda facilità, a chiedere ed ottenere l’eliminazione di tutti gli alberi che vegetano nei pressi di case, ristoranti, strutture, e strade del Monte Faito? Siamo di fronte alla solita intolleranza dell’uomo di città che va a vivere in montagna e non capisce perchè gli alberi sono così alti: costui se andasse in Africa farebbe periziare anche le giraffe per paura che gli crollino in testa?

Desta, infine, perplessità come un sindaco, così sensibile a tutelare la sicurezza dei suoi cittadini, fa abbattere al privato pini sani, dritti, vigorosi e robusti e lascia invece in piedi centinaia di analoghi pini morti carbonizzati dalle fiamme, che incombono pericolosamente (quelli sì!) su tutta la carreggiata della strada che conduce al Faito? E come se non bastasse avvalla i pericoli ipotizzati da un privato, che chiede di abbattersi gli alberi a casa sua, ma lascia tranquillamente circolare turisti e cittadini su di una carreggiata al buio, che ghiaccia la notte, priva per un lungo tratto di muro di contenimento, con grave pericolo (quello sì) di precipitare dalla montagna?

Il Wwf – conclude d’Esposito – ha fatto accesso agli atti per venire a capo di questa ennesima triste storia che riguarda il Monte Faito che se, a parole, è l’argomento principale di tutti i proclami pubblicitari di rilancio del Parco Regionale dei Monti Lattari poi, di fatto, resta una terra di nessuno, dove ogni manomissione e attentato al suo enorme patrimonio naturalistico (abusi edilizi, discariche, cementificazioni, disboscamento, bracconaggio, pascolo abusivo, ecc.) avviene nella quotidiana indifferenza e omertà di tanti o, addirittura, con l’avvallo e la complicità delle istituzioni”.