Albergatori contro case vacanza: “Troppi abusivi”

SorrentopiazzaTasso

L’articolo, a firma di Cinzia Peluso, è pubblicato oggi sulle pagine economiche del Mattino. Si tratta del nuovo e più recente capitolo dell’annosa guerra tra titolari di hotel e gestori di attività extralberghiere. Le cifre parlano di un mercato delle vacanze sommerso, che sfugge a qualsiasi forma di controllo, con introiti da capogiro. La penisola sorrentina è la capitale turistica della Campania e qui la problematica è molto avvertita. Per cui vi proponiamo il pezzo della collega:

Scoppia la guerra delle vacanze e dell’ospitalità. Contro l’esercito eterogeneo degli affittuari di case vacanza, una shadow economy in via di espansione ma dai confini indefiniti, sferrano l’attacco gli albergatori. Dietro il desiderio crescente delle famiglie di arrotondare il menage affittando qualche stanza, si nasconderebbero vere e proprie attività imprenditoriali abusive.

Nulla di occasionale, insomma, accusa Federalberghi, che scopre il velo sulle cifre ufficiali. Da gennaio ad agosto gli alloggi non autorizzati sarebbero aumentati del 22%. Le strutture irregolari sarebbero arrivate così a quota 222.786. Tante ne hanno contate gli albergatori in un giorno di agosto. Mentre l’Istat si è fermata a registrarne solo 167.718. Quelli autorizzati. Due cifre differenti, separate da un mare di sommerso.

“Urge un quadro normativo e regolamentare che contrasti efficacemente l’abusivismo”, chiede a voce alta Bernabò Bocca, presidente dell’associazione degli albergatori. Questi attacchi “continui” sono “frustranti”, reagisce Airbnb, il portale online che mette in contatto chi è alla ricerca di un alloggio economico e chi vuole affittare qualche stanza della propria abitazione.

Eppure, queste sarebbero “bugie” secondo Bocca. “Dall’analisi delle inserzioni emergono 4 grandi bugie che smascherano la favoletta della condivisione. Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito perché oltre la metà (57,7%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi (fino a 366 in alcuni casi). In secondo luogo non si tratta di attività occasionali (il 79,3% sono disponibili per oltre sei mesi l’anno). Poi non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare (il 70,2% si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno). Infine, quarta bugia, le nuove formule non tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta, ma sono concentrate nelle grandi città e nelle principali località turistiche”.

Il numero uno dell’associazione degli albergatori parla al TTG Incontri di Rimini subito dopo il taglio del nastro della 53.ma edizione, fatto da Dorina Bianchi, sottosegretario ai Beni Culturali. Ma Airbnb ribatte con altre cifre. Il tipico host della community guadagnerebbe 2.300 euro condividendo i propri spazi per 26 giorni all’anno. Inoltre, sostiene che la grande maggioranza degli host italiani sono privati, non operatori professionali, e per questo non avrebbero necessità di richiedere licenze ai Comuni.

Intanto, le strutture extralberghiere si diffondono a macchia d’olio. Secondo l’Istat il picco è a Roma con 23.889 alloggi e a Milano (13.200). Ma la Campania non è da meno. “Nessuno vuole negare la possibilità di affittare ai villeggianti una casa per un periodo definito, ma è obbligatorio versare la tassa di soggiorno e dichiarare l’attività in toto. Altrimenti milioni di euro vanno in fumo per l’evasione fiscale. E danneggiare le casse comunali significa danneggiare tutti i cittadini onesti”, ammonisce il presidente della Federalberghi Campania, Costanzo Iaccarino.

A dare l’esempio è proprio la Capitale, che con Federalberghi ha fatto un grosso lavoro di monitoraggio allargato ai bed and breakfast, messo a disposizione delle forze dell’ordine e del Comune per far emergere il nero. Le cifre sono da brividi 35mila persone non registrate a notte, 200 milioni evasi.