Addio al pino dell’Amalfitana, “una scultura dal tronco”

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PIANO DI SORRENTO. Ieri mattina si è proceduto alle operazioni di taglio del secolare pino della Statale Amalfitana. “Da una prima conta degli anelli di accrescimento della sezione del tronco risulta che sia vissuto almeno 149 anni – fanno sapere dal Wwf Terre del Tirreno -, molti di più dei 40 anni stimati da un agronomo. Abbiamo deciso di lasciare in piedi una parte dell’albero con l’idea di realizzare una scultura, a ricordo e testimonianza del Pino Sentinella della Strada Statale 163 salvato dalle motoseghe ma strappato via dalla Natura. Il vento fa cadere gli alberi e gonfia le vele. Faremo in modo di far “rinascere” qualcosa dal tronco senza vita del grande pino per ricordare il patriarca arboreo che non c’è più e raccontare la sua centenaria storia alle generazioni future”.

Il Wwf si era battuto per tenerlo in vita fino ad accettarne la donazione dalla proprietaria, la contessa Colonna, per salvarlo dalle motoseghe che, nell’ottobre 2015, volevano abbatterlo nella convinzione che il pino si stesse inclinando. I dubbi erano generati osservando le lesioni di un finto vaso in mattoni posto alla base. Salvo poi scoprire che a “spingere” il vaso dall’interno non erano le radici del pino (come erroneamente creduto) o la sua “temuta oscillazione” ma semplicemente il tronco di una annosa edera cresciuta all’interno dell’anfora in cemento.

“Quel robusto pino ha le radici saldamente infisse al suolo – sostenne il Wwf – ed è molto difficile che il tronco si abbatti in avanti, anche perché nulla dimostra che l’albero si stia inclinando”.

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Dopo perizie e controperizie che ne bloccarono l’abbattimento fu deciso di eliminare il vaso pericolante, ancor di più dopo un improvvido restauro che aveva aggiunto, sul vaso preesistente e lesionato, una sorta di “scorza” in cemento a rivestimento posticcio con mattoni disegnati e dipinti di rosso. Una volta eliminato il vaso apparve chiaro che esso era solo poggiato sul tronco della pianta e che quest’ultima non vi crescesse all’interno. Successivamente fu eliminato anche un cavo in acciaio che ne strozzava il colletto alla base. A giorni si sarebbero dovute eseguire operazioni di potatura dei rami secchi, già rimandate a causa delle avverse condizioni meteo.

Stavolta, però, a porre la parola fine alla lunga esistenza del grande Pino è stata la Natura, che si è scatenata, destino avverso, proprio nel sito dove il grosso albero vegetava da ben 150 anni.

“La tempesta di vento è stata assolutamente eccezionale e violenta – spiega Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – con raffiche che soffiavano con una potenza inaudita, assieme al grande Pino ha trascinato con sé anche un altro analogo Pino secolare posto più in basso ed una spettacolare Roverella centenaria, oltre ad alberi di ulivo e fichi posti a monte. Quasi 500 anni di Natura spazzati via in pochi attimi”.

“Appena più in alto una intera stalla con pali e lamiere è volata via e scesa giù per decine di metri, e addirittura un porter di diverse tonnellate di peso parcheggiato nei pressi si è rovinosamente capovolto. La violenza della tempesta ha causato danni ovunque, si sono abbattuti sulla carreggiata calcinacci, tegole e tabelle pubblicitarie. Un marmo di centinaia di chili da una casa storica è piombato giù da un balcone in via Amalfi, una pedana in acciaio di una yogurteria alla Ripa di Cassano è volata via. Nella Villa Fondi dei quattro storici Pini uno si è spezzato in alto nell’ultima possente branca e anche diversi grossi pini sulla Statale che conduce a Positano non ci sono più”. E’ stata insomma un’ecatombe.

“In un colpo solo la furia del vento ha distrutto decine di alberi, per fortuna senza causare nessun danno a persone o cose, ma il danno al paesaggio e alla Natura è enorme. Siamo molto rattristati, eravamo felici di poter intitolare una piccola oasi al nostro “Pino Sentinella” della Meta Amalfi. Infine oltre al danno la beffa. Come se non bastasse il dispiacere del crollo dell’albero, nella stessa serata ignoti, armati di motoseghe, porter e furgoni hanno provveduto a trafugare la legna poggiata a terra in attesa di essere periziata e venduta. Dal ricavato il Wwf intendeva acquistare un nuovo pino”.