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Acquisizione stanze abusive del Giosuè a mare, ricorso al Tar

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META. Dopo la rimozione delle vetrate e l’acquisizione da parte del Comune delle tre stanze abusive, la querelle politico-giudiziaria intorno al Giosuè a mare, l’albergo della famiglia del sindaco Giuseppe Tito, sembrava ormai alle spalle. Invece si prospettano ancora battaglie legali per la struttura ricettiva della Marina di Meta. Il fratello del primo cittadino, infatti, si è rivolto al Tar per chiedere la sospensione e l’annullamento del provvedimento con cui il 31 maggio scorso l’amministrazione ha acquisito al proprio patrimonio le tre stanze dell’hotel.

Il ricorso è di Giosuè Tito, comproprietario insieme alle sorelle Rosa e Carmela e ai fratelli Pasquale e Giuseppe dell’albergo. Si chiedel’annullamento della disposizione dirigenziale con cui il Comune è entrato in possesso di tre “locali completi e arredati”, per una superficie totale di 59,35 metri quadri, che il 16 gennaio 2007 furono oggetto di un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi. Provvedimento che per i successivi dieci anni non ha mai avuto esecuzione a causa dei contenziosi giudiziari tra ente pubblico e proprietari, tanto che alcuni mesi fa, sette senatori del Movimento 5 Stelle hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Minniti e Madia in merito alla vicenda.

Poi a fine maggio scorso, il dirigente Diego Savarese ha disposto l’acquisizione al patrimonio comunale delle tre stanze del Giosuè a mare mai demolite. Il fratello del sindaco, intanto, chiede anche l’annullamento della nota con cui, il 15 novembre 2011, il comando della polizia municipale accertò la mancata esecuzione dell’ordinanza di demolizione del 2007. Stando a quanto si legge nel ricorso al Tar, quell’atto non sarebbe stato mai notificato a Giosuè Tito, ma soltanto della madre, Filomena Romano, legale rappresentante della società che gestisce l’albergo e usufruttuaria di un terzo della struttura: un cavillo che, secondo i legali di Tito, potrebbe invalidare l’intera procedura di acquisizione delle stanze abusive al patrimonio comunale.