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Abbattuto l’albero simbolo del chiostro di San Francesco di Sorrento, denuncia Wwf

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SORRENTO. Neanche il tempo di lanciare un appello per salvare l’affascinante “albero storto” del chiostro di San Francesco, che le motoseghe si sono messe (di nuovo) in moto a Sorrento, all’alba, rompendo il silenzio secolare dell’antico chiostro trecentesco. Stavolta a sparire dall’ennesima cartolina della terra delle sirene è stato un esemplare arboreo della specie di falso pepe (Schinus molle) di mezzo secolo di vita.

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Lo Schinus molle è un albero sempreverde, di norma alto dai 5 ai 7 metri e parimenti ampio, conosciuto comunemente come pepe rosa o falso pepe. L’albero era stato inserito all’interno del chiostro ad inizio degli anni ‘80 divenendo, col suo portamento, parte integrante del sito. La crescita dell’albero nei decenni in direzione sud/ovest, a cercare la luce tra le pareti del chiostro, aveva conferito all’esemplare un aspetto contorto e inclinato e aggiunto ulteriore fascino e valore alla pianta. Proprio per preservare tale esemplare, ed assicurare ad un tempo la sicurezza di centinaia di turisti e stranieri, che sotto quell’albero giungevano da tutte le parti del mondo per unirsi in matrimonio, l’amministrazione aveva deciso di collocare negli ultimi anni dei sostegni in pali di castagno.

L’albero “inclinato” con le sue foglie pendenti al centro dello storico chiostro nel cuore di Sorrento era stato, appena una settimana fa, protagonista tra i tesori della nuova stagione di “Meraviglie”, il programma condotto da Alberto Angela su Rai Uno. Il primo cittadino aveva commentato entusiasta: “Siamo felici che Alberto Angela, che ringraziamo, abbia voluto inserire la nostra città nel novero dei tesori da visitare. Si tratta di un importante momento di promozione dei beni culturali che Sorrento custodisce e che sempre più fungono da attrattori per un turismo di qualità”.

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“È imbarazzante continuare a documentare – dichiara Claudio d’Esposito presidente del WWf Terre del Tirreno – da un lato l’eterno, intenso, estenuante lavoro di marketing per promuovere e pubblicizzare le bellezze e il paesaggio di Sorrento nel mondo e dall’altro, in contemporanea, il sommo sforzo fatto dall’amministrazione per distruggere quelle stesse peculiarità tanto esaltate. Mentre in Villa Fiorentino si celebrano agrumi e spremute di arance, in via San Renato si distruggono centinaia di alberi storici di arance per fare una centrale elettrica e l’ennesimo parcheggio. Allo stesso modo mentre ci si compiace della “cartolina” del chiostro francescano apparsa in Rai, si azionano le motoseghe senza nessun valido motivo per distruggere l’immagine bucolica appena esaltata. Tutt’intorno si osserva desolazione e squallore.

Con la scusa degli alberi pericolosi, tra perizie e controperizie, pagate con i soldi dei contribuenti, con blitz ben programmati, si sta passo dopo passo devastando l’intero patrimonio arboreo comunale della città. Per gli alberi scampati ai boia ci hanno pensato le motoseghe dei potatori venuti da lontano a devastare, nel tronco e nei rami, la quasi totalità delle essenze arboree sorrentine, provocando ferite da cui subentreranno patologie e infezioni di cui parleremo in futuro, tanto chi avrà mai la capacità di collegare le cause agli effetti? Una volta si diceva “mettere radici” l’impressione netta è che Sorrento oggi stia distruggendo assieme alle radici degli alberi anche le proprie di radici. Potrà mai la pietà dei nuovi reimpianti arborei promessi farci dimenticare l’arroganza delle motoseghe?”.

Il Wwf Terre del Tirreno, in relazione all’albero di falso pepe, aveva accertato da un sopralluogo che non sussistevano ragioni valide che potessero portare alla decisione del taglio e aveva contattato un esperto agronomo per redigere una perizia che desse ulteriori rassicurazioni a tutti. Ma il blitz alle prime luci dell’alba non ha lasciato diritto di replica, quando gli operai sono saliti sfacciatamente in piedi sull’albero (definito pericolante?) per farlo a pezzi, senza alcuna sicurezza personale mettendo a repentaglio (stavolta sì) la propria incolumità.

L’esemplare arboreo in questione era chiaramente visibile da chiunque transitasse nel chiostro e costituiva un elemento della geografia dei luoghi. Le motivazioni addotte all’eliminazione della pianta non appaiono scientificamente e tecnicamente motivate. Una su tutte la pericolosità della pianta. Non ci si rende conto di quanto quell’albero “storto” rendesse unico questo luogo simbolo di Sorrento che rappresenta uno dei tesori italiani. L’albero era saldamente ancorato (nonché puntellato per prudenza) in pieno rigoglio vegetativo; il legno era sano ed in ottimo stato di salute senza alcuna carie, patologia o altra problematica.

Il Wwf per tali motivi ha denunciato l’ennesimo piccolo grande scempio ai luoghi di Sorrento chiedendo, a chi di competenza, di verificare la legittimità del taglio e di promuovere il reimpianto di un analogo esemplare.