A Massa Lubrense l’opposizione dice no alla vendita della cappella di San Sossio: “È consacrata”

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MASSA LUBRENSE. “L’amministrazione comunale vuole vendere un’antica cappella di cui non si conosce l’esatto anno di fondazione ma sicuramente già esistente nel 1400. Un’iniziativa in totale dispregio alla storia ed alla cultura di Massa Lubrense messa in opera solo per fare cassa al fine di consentire una speculazione edilizia”.

 

È furioso il consigliere comunale di minoranza Vincenzo Carratù, che continua: “Da una attenta lettura del bando d’asta per la vendita della cappella ho scoperto che nel documento non vengono citati due importanti notizie. La prima è che la Direzione Regionale per i Beni Culturali ha giustamente imposto delle gravose prescrizioni per i possibili acquirenti che consentano un’adeguata e pubblica fruizione del bene. La seconda, ancora più importante, è che su richiesta del Comune, in una nota del 2011 inviata dalla Curia Arcivescovile attraverso la parrocchia di San Pietro di Monticchio, competente per territorio, veniva attestato che la cappella non risulta sconsacrata. Di tutto questo non vi è traccia nel bando e pertanto ho richiesto al responsabile del servizio Demanio e patrimonio, al sindaco Leone Gargiulo ed al consigliere delegato al Patrimonio Mosè Vinaccia, l’annullamento in autotutela del bando dell’asta per la vendita della cappella di San Sossio e della determina che lo ha approvato”.

La storia inizia nel giugno del 2011 quando la maggioranza approva la delibera inerente il Piano delle alienazioni immobiliari. Già in quella circostanza il capogruppo di minoranza, Lorenzo Balducelli, evidenziò tutte le carenze del provvedimento ed in particolare per la cappella di San Sossio sottolineò la probabile consacrazione dell’immobile.

A novembre del 2011 il Comune inizia ad avere dubbi sullo “status canonico” della cappella e chiede lumi al parroco ed alla Curia Arcivescovile di Sorrento-Castellammare che dopo una attenta ricerca presso l’archivio della parrocchia di San Pietro Apostolo di Monticchio, competente per territorio, e dell’archivio diocesano comunicano al sindaco che non risultano atti di consacrazione.

“Ma di questa comunicazione – afferma Carratù – non c’è traccia nel fascicolo del Comune consultabile dagli eventuali acquirenti”.

Per san Sossio tutto è rimasto impantanato fino all’ottobre di quest’anno, quando, è stato pubblicato il bando per la messa all’asta dell’immobile per un importo di poco più di 222mila euro.

“Senza il Decreto di sconsacrazione della Curia l’immobile resta sacro e non può essere cambiata la sua destinazione d’uso – dichiara il consigliere Vincenzo Carratù – esiste una specifica norma del Codice Civile che deve essere rispettata”.

Nella Cappella ubicata nella contrada di Titigliano, tra Monticchio e Pastena, che è stata anche sede di una confraternita e dove si sono celebrate le funzioni religiose fino agli anni cinquanta del 1900, sono ancora visibili due antichi affreschi di cui uno rappresenta la Beata Vergine Maria. Inoltre nella zona sottostante l’altare c’è la presenza di una “terra santa”, con i resti mortali degli abitanti della contrada. Anche questi in vendita.

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